Solitudine e alienazione, arriva “Personal Shopper” di Assayas

15 Aprile 2017

TERAMO. Quattro anni dopo l'ambiguo “Sils Maria”, sorta di moderno e cerebrale “Eva contro Eva”, il 62enne autore francese Olivier Assayas torna a lavorare con Kristen Stewart nel perturbante...

TERAMO. Quattro anni dopo l'ambiguo “Sils Maria”, sorta di moderno e cerebrale “Eva contro Eva”, il 62enne autore francese Olivier Assayas torna a lavorare con Kristen Stewart nel perturbante “Personal Shopper”, film abitato da fantasmi e assenze. In “Sils Maria”, di cui questo nuovo lavoro sembra quasi lo sviluppo, Stewart era Valentine, assistente della diva Juliette Binoche. Qui è l’americana Maureen, che a Parigi fa l’assistente al guardaroba della giovane star Kyra (Nora von Waldstatten).

Una personal shopper appunto, che sceglie e acquista per un’altra persona, che non ne ha tempo e voglia, abiti e accessori griffatissimi e costosissimi. Maureen ha poteri da medium, come il suo gemello Lewis, morto nove mesi prima per un problema cardiaco che affligge anche lei. La ragazza aspetta un segno da lui e quando inizia a ricevere valanghe di messaggi sul suo smartphone da un misterioso interlocutore crede che possa essere Lewis. Doppio di un’altra persona (la starlette) e alla ricerca della propria identità, Maureen interroga se stessa e i fantasmi. Perdendo il fratello ha perso metà di sé e cerca di ricostruire la propria identità. Accolto da molti buu a Cannes 2016, ma poi premiato per la regia, “Personal Shopper” è uno di quei film controversi e divisivi. O lo si ama o lo si odia. Critico verso il materialismo contemporaneo, l’accumulazione di beni per compensare lo smarrimento interiore, “Personal Shopper” è anche un film che riflette sul rapporto tra visibile e invisibile, sulla capacità del cinema di guardare e (ri)comprendere le altre immagini (come il film che Maureen guarda sul telefonino). Ma soprattutto è un film sulla solitudine e alienazione contemporanee. Con una giovane diva dallo sguardo queer, finalmente liberatasi dai fantasmi di “Twilight”. (afu)