«Sono abruzzese, suono Vola vola»

Cocciante rompe il silenzio e torna sul palco per la sua L’Aquila: «Un dono e un dovere morale»
L’AQUILA. Il suo ultimo concerto è stato all’Arena di Verona, nel 2009. Da allora Riccardo Cocciante non è più salito su un palco. «Questo sarà il mio ultimo concerto dal vivo e non credo che farò mai più dei tour» aveva annunciato.
Così è stato, o meglio sarà, fino a sabato prossimo, 25 agosto, quando il cantautore di origine abruzzese si esibirà all’Aquila, insieme ai ragazzi del Conservatorio del capoluogo, per l’edizione 2018 della Perdonanza Celestiniana. L’appuntamento è nel piazzale antistante la basilica di Collemaggio, riaperta da qualche mese, alle 21.30.
Un appuntamento che ha già il sapore dell’evento. Il celebre musicista, infatti, ha costruito uno spettacolo unico con il maestro Leonardo De Amicis, l’Orchestra del Conservatorio, le compagini corali della città e alcuni cantanti protagonisti delle sue opere popolari come Alessandra Ferrari, Tania Tuccinardi, Gianmarco Schiaretti, Marco Vito e Giò Di Tonno.
Lei ha radici in Abruzzo, suo padre è nato a Rocca di Mezzo, ma è molto tempo che manca da questa regione e dall’Aquila.
«Sono venuto qualche volta a fare concerti prima del terremoto. Nel 2012 sarei dovuto tornare, ma poi l’evento è stato annullato. Quindi, ufficialmente è molto tempo. Ma nel 2009 sono venuto a vedere in che condizioni versava la città. Ho provato una grande desolazione. Adesso però L’Aquila sta rinascendo, ancora più bella di prima. Sono passati forse troppi anni da quel 2009, bisognava fare un po’ più velocemente, ma sappiamo che in Italia queste cose vanno a rilento. La burocrazia è sempre complicata».
È arrivato in città da un paio di giorni, ha avuto modo di fare un giro?
«A dire la verità, mi sono messo a provare fin dal primo momento, anche perché è tanto tempo che non faccio concerti. Devo riprendere tutto il repertorio, rimettere i pezzi insieme. L’ultimo concerto risale al 2009. È stato a Verona. Si chiamava: “Cocciante canta Cocciante”. Non volevo solamente presentare la mia discografia come cantautore, ma anche la mia seconda carriera, quella del compositore, con “Notre Dame”, “Giulietta Romeo” e altro. Sono due parti di me che ho voluto esprimere in unico evento. Anche questo concerto all’Aquila sarà impostato così e vedrà la partecipazione dei ragazzi del Conservatorio Casella.
Spesso si esibisce insieme ai giovani, appartenenti a diverse realtà musicali. A cosa è dovuta questa scelta?
«Mi piace lavorare con i giovani, perché sono in grado di trasmettere una forza che un’orchestra di professionisti affermati non può dare. Può essere più precisa, ma ha meno energia».
Come è approdato all’Aquila, dopo tanti anni di silenzio artistico?
«Sono venuto qui perché volevo fare qualcosa per la città. A invitarmi è stato Leonardo De Amicis, direttore artistico della Perdonanza e mio amico. È un concerto che ho voluto realizzare gratuitamente, l’obiettivo è far tornare sotto i riflettori questa città che ha bisogno ancora di tanto per rinascere. Da metà abruzzese quale sono, ho sentito il dovere morale di questo dono».
E a Rocca di Mezzo? È tornato nel paese di suo padre?
«Sono tornato poche volte lì, ho un bellissimo ricordo del periodo che ho trascorso tra quei monti. Quando sono arrivato da Saigon, in Vietnam, dove sono nato, il primo posto dove ci siamo fermati in Italia è stato proprio Rocca di Mezzo. Ho cominciato a scoprire questo nuovo mondo, la nuova lingua che non conoscevo – parlavo solo francese – proprio qui. Ci prendevano in giro, ci chiamavano “i francesi”. Con la bicicletta attraversavo l’altipiano delle Rocche. Nel cuore sono ancora abruzzese».
Ci sarà una canzone in particolare durante il concerto, che vorrà dedicare a questa terra?
Dedico tutto il concerto all’Abruzzo e all’Aquila. Tra gli altri, però, ci sarà un pezzo del repertorio tradizionale abruzzese, rivisitato a modo mio. Si tratta di una canzone molto popolare, “Vola vola vola”. Una bellissima canzone, con un testo meraviglioso che però molto spesso è interpretato troppo superficialmente, senza il peso che dovrebbe avere. Manca sempre un po’ di eleganza, eleganza che invece merita.
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