“Sono solo fantasmi” di De Sica: horror-comedy omaggio a papà

12 Novembre 2019

ROMA. “Sono solo fantasmi” di Christian De Sica, in sala dal 14 novembre, è uno strano film che mescola horror, commedia e amarcord. Ed è un chiaro omaggio al grande Vittorio De Sica che nel finale...

ROMA. “Sono solo fantasmi” di Christian De Sica, in sala dal 14 novembre, è uno strano film che mescola horror, commedia e amarcord. Ed è un chiaro omaggio al grande Vittorio De Sica che nel finale compare anche nei panni di un Christian sempre più simile a lui.
Non finisce qui, perché tra i protagonisti c’è un figlio d’arte non da poco, come Gian Marco Tognazzi, cui viene affidato il nome del padre, Ugo. Questa la storia del film che nelle parti horror è davvero da paura. Thomas (De Sica), mago in bolletta, e Carlo (Carlo Buccirosso), napoletano altrettanto sfigato con moglie e suocero settentrionali che lo disprezzano, sono due fratellastri che si rincontrano a Napoli per la morte del padre Vittorio, giocatore incallito e donnaiolo (di nome e di fatto identico al padre vero di Christian). Qui i due scoprono di avere un terzo fratello, Ugo (Tognazzi) visibilmente autistico. L’eredità dei 3 sfuma a causa dei debiti del padre, e così i fratelli mettono su una ditta di “acchiappa fantasmi”. Tutto sembra andare per il meglio fino a quando lo spirito del padre Vittorio s’impossessa del corpo di Carlo e i 3 risvegliano il fantasma della Janara, strega che vuole dare fuoco a Napoli «In realtà volevo fare un remake di “Oscar insanguinato” con me e Boldi intenzionati a uccidere la Detassis e tutti i critici che non ci hanno dato mai grandi soddisfazioni», scherza De Sica. «Ma poi ho diretto questo mio nono film da regista con tutte le difficoltà nel mescolare commedia e horror. E in questo devo dire grazie a mio figlio Brando, un esperto del genere». I tratti biografici del film? «Certo che ci sono, come la passione per il gioco, l’eredità complicata e l’essere donnaiolo. Ogni tanto arrivava una telefonata a casa con qualcuno che diceva di essere mio fratello. Certo che è un omaggio a mio padre», aggiunge, «da qui anche l’ispirazione di mettere insieme 3 fratelli con madri diverse. Ma mio padre alla fine era un genio. Il vero omaggio a lui sarebbe riuscire a fare il film “La porta del cielo”, con la bella storia d’amore tra lui e mia madre. Oggi sono troppo vecchio per interpretare mio padre a 45 anni, ma sarebbe bello fare questo film. Questo è un paese che dimentica facilmente», osserva poi, «e così ogni volta si parla di mio padre sono felice. L'ho perso a 23 anni e mi manca tanto. Anche lavorando con Gian Marco ho visto che cita il padre almeno tre volte al giorno». Gli fa eco Tognazzi: «Credo che in questo film anche per il nome che porto, Ugo, ci sia stato un transfer. E penso proprio che i nostri padri ci abbiano protetto».