Sorrentino a Venezia: «Porto il mio coraggio e i sentimenti di allora»

Un film intimo e autobiografico nel segno del mito Maradona Racconta anche dei genitori, morti 34 anni fa a Roccaraso
VENEZIA. È stata la mano di Dio, il film di Paolo Sorrentino dichiaratamente personale, intimo, autobiografico in cui ripercorre la sua adolescenza a Napoli fatta di tanto amore e altrettanto dolore, con la perdita dei genitori a 16 anni, è diverso da tutti i suoi precedenti come storia, ambientazione, stile cinematografico. Il film della svolta? «Ero qui a Venezia vent’anni fa con il mio primo film, L'uomo in più, interpretato da Toni Servillo (che qui invece interpreta suo padre, ndr), mi piace pensare che questo sia un nuovo inizio», dice il regista.
Un film in cui con grande coraggio fa i conti con il suo passato, segnato dalla tragedia dopo la quale capì cosa voleva fare da grande, ossia il cinema. «C'è voluto più coraggio a scriverlo che a farlo, perché poi sul set, anche se ci sono stati momenti emozionanti, ci sono i problemi pratici che ti salvano e ti fanno superare le paure. Mi sono deciso ora», prosegue il regista premio Oscar per La grande bellezza, «forse perché ho l'età giusta, quella in cui si fanno i bilanci, 50 anni, e tutto quell'amore e tutto quel dolore potevano essere declinati in un racconto cinematografico. Mi sono sentito insomma abbastanza grande o maturo per affrontarlo. Sono molto pauroso nella vita, al cinema invece mi sembra di essere stato finora coraggioso. Ma per questo film era diverso: la priorità è stata non tradire i sentimenti vissuti all'epoca, fare un film semplice, essenziale e lasciar passare le emozioni».
Dopo questo film si è sentito liberato del passato? «Non penso» risponde, «che un film sia sufficiente a liberarti da cose che ti segnano la vita. La famiglia mi ha aiutato a tenermi a galla, ma certo pago caratterialmente le conseguenze di quello che ho vissuto. Ho scritto la sceneggiatura pensando di farla leggere ai miei figli, per spiegare i miei comportamenti. Da anni tenevo con il passato un monologo interiore, bloccavo i ricordi: il film è un tentativo di liberarsi, se riuscito lo scoprirò con il tempo». Nella storia il giovane attore Filippo Scotti è Fabietto, l'alter ego del regista, «con la stessa timidezza, inadeguatezza che ricordavo di avere da ragazzo». Toni Servillo e Teresa Saponangelo interpretano i suoi genitori: «Non ci ha chiesto di essere fedeli ma di ricordarli come una coppia molto innamorata», spiega Servillo che sin dall'inizio della collaborazione ormai ventennale con Sorrentino era predestinato prima o poi a interpretare il padre. «Me lo aveva promesso: diceva “quando troverò la giusta distanza”, ricorda l’attore, che a Venezia è protagonista anche di Qui rido io di Mario Martone e di Ariaferma di Leonardo Di Costanzo, accanto a Silvio Orlando.
Il titolo È stata la mano di Dio cita la famosa frase di Maradona dopo il gol all'Inghilterra ai Mondiali '86 : «È una bellissima, emblematica metafora: si riferisce al caso o al divino, io credo nel potere semi divino di Maradona», dice Sorrentino, che da ragazzo per vedere la partita del Napoli a Empoli non seguì i genitori nell'abituale weekend in montagna a Roccaraso in cui morirono per una fuga di gas. «È un mio grande rammarico non aver potuto far vedere il film a Diego, il mio primo desiderio era questo», spiega.
Resta, nel gioco delle coincidenze tra i personaggi rappresentati e la realtà storica, il mistero sull’affascinante, sexy e fragile zia Patrizia, interpretata da Luisa Ranieri. Sorrentino prova a fugare il dubbio: «Se avessi avuto una zia bella come Luisa la mia vita sarebbe stata diversa». Il film uscirà in tutto il mondo per tre settimane (in Italia il 24 novembre) e su Netflix il 15 dicembre 2021. E chissà che non venga designato per l'Oscar. «Non voglio fare sviolinate, ma Netflix consente di fare un cinema piccolo con tutti i mezzi necessari. Poi volevo che arrivasse al maggior numero di persone, in particolare ai ragazzi: in quell'età delicata tra i 16 e i 18 anni pensi ad un'idea nera del futuro o che di futuro non ce n'è proprio, invece non bisogna smettere di cercarlo».