Spazi sacri e Pasolini per la performance “Varanasi” di Di Tanno

5 Ottobre 2023

Lo spettacolo proposto domenica al Comunale di Teramo Con l’attore in scena Davide Grotta e Vanessa Di Serafino

TERAMO. «Voglio correre il rischio di non produrre me stesso e i gesti che partorisco attraverso miserabili descrizioni, ovvero sintesi programmatiche che ritraggono gli eventi prima del loro tempo sulla scena: non desidero corrompere lo spazio sacro della visione altrui con le povere parole mie - o peggio ancora attirare le platee, sedurre le carni del pubblico, piegare ancora una volta l’accadere del teatro ai ritmi marcescenti del consumismo postumano. Dedico Varanasi al corpo di PPP, archivio politico vivente il cui massacro non ha ancora conosciuto l’atto finale». È la non-presentazione da parte di PierGiuseppe Di Tanno del suo spettacolo Varanasi, che l’attore performer teramano porterà al teatro Comunale della sua città domenica 8 ottobre, alle 21.30, nell’ambito del progetto “Il Sogno di una cosa. 19° Giornata del Contemporaneo” di Acs Abruzzo Circuito Spettacolo, curatore Domenico Polidoro.
Varanasi, città sacra dell’India, capitale spirituale, è per Di Tanno «una collocazione non geografica ma dell’anima, è quello che la poesia ci invita a capire e a suonare». Lo spettacolo del Premio Ubu 2018 è dedicato a Pasolini, ma non è lui il tema centrale della performance che vedrà il pubblico in palcoscenico insieme all’attore, al polistrumentista e autore Davide Grotta e alla truccatrice prostetica Vanessa Di Serafino. «Sono due eccellenze teramane che lavorano in produzioni nazionali» dice il performer. «Davide è un genio, un drammaturgo del suono, farà suonare il Comunale in maniera inedita. Vanessa è una bravissima professionista del cinema, specializzata negli effetti speciali del trucco prostetico (che utilizza protesi, ndc). Sarà pure lei in scena e parte della drammaturgia dello spettacolo con una sua azione dal vivo».
PierGiuseppe Di Tanno ha conosciuto Di Serafino sul set di Romulus, la serie tv di Sky che ha visto nelle due stagioni l’attore teramano nel ruolo del fiero Herenneis, guerriero del popolo dei Ruminales. «Condividerò il palco con loro e con il pubblico, a sipario chiuso e con la scena completamente aperta, senza le quinte. Il pubblico prenderà parte all’accadimento del fatto teatrale senza distanze, in una dimensione rituale che lo spettatore abiterà con noi». Il pubblico deve andare incontro a un mistero, aggiunge Di Tanno, corpo attoriale, da sempre sperimentatore della molteplicità di linguaggi e contaminatore di teatro e danza. Non ha scritto una presentazione vera e propria di Varanasi per «un rifiuto a scrivere le note di regia» precisa, «darei una chiave interpretativa dello spettacolo, e questo crea una dinamica mortale per i ritmi e gli accadimenti del teatro, porgere la chiave della visione è una violenza».
La gioia di portare per la prima volta in vent’anni un suo spettacolo a Teramo fa i conti, però, con la fatica di realizzare qualcosa in una città che ha la maggior parte degli spazi chiusi, tra inagibilità da sisma e ristrutturazioni in corso o da avviare a breve. «Rispondendo all’invito prezioso di Acs ho affrontato la difficoltà di un posto in cui tutto è chiuso, cantierizzato, non agibile. Viviamo in una ferita aperta. Gli artisti teramani non hanno un luogo in cui esprimersi. C’è grande materiale umano, ma l’artigianato degli autori va sostenuto mettendo a disposizioni spazi per incontrare il pubblico».
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