Spencer, la tragedia di Diana che voleva solo essere libera

In uscita il film sulla “Principessa triste” con Kristen Stewart candidata all’Oscar
Poche vite sono state analizzate, scannerizzate come quella di Diana Spencer, poche persone sono state così mediatiche durante la vita e dopo: amata, anzi adorata, fotografata, inseguita (fino alla tragedia dell'incidente sotto il ponte dell'Alma a Parigi il 31 agosto 1997). Lady Diana è ancora una icona, parola spesso usata a sproposito, ma non nel suo caso. A offrire un'altra luce è il nuovo atteso film del cileno Pablo Larrain, che in Spencer, prova a restituire la complessità di questa donna, la sua tragedia, con una messa in scena impeccabile e l'interpretazione magica di Kristen Stewart, non a caso candidata all'Oscar come migliore attrice.
Dopo il concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2021 Spencer, arriva al cinema dal 24 marzo, per Leone film group, in collaborazione con Rai cinema, distribuito da 01. L'ex ragazzina di Twilight, ora adulta di talento, offre una prova d’eccellenza: Kristen letteralmente si trasforma, il broncio sul viso, la piega ai lati dei capelli imitata da migliaia di donne, il famoso sguardo triste della Principessa del Galles. Per il pubblico che si aspetta quella che per anni fu definita una favola è bene avvertire: qui siamo dalle parti del dramma. «Una tragedia vera», ha detto il regista, «una favola senza quel lieto fine che tutti si aspettavano dopo averla vista con l'abito da sposa e i primi tempi apparentemente felici».
Nel film, che alterna stravaganze poetiche a scene persino thriller, la Stewart indossa gli abiti di Diana dell'immaginario popolare (una delle scene più belle è una sequenza in cui danza e cambia look a raffica), ma il suo intento non era rievocare la somiglianza. «Diana era famosa, bellissima, ma soprattutto capace di stabilire, pure in una situazione privilegiata, un contatto con le persone, un'empatia immediata, che la faceva scendere in terra, tra la gente comune», ha spiegato Larrain. Per Kristen Stewart, «un compito non facile, ma intrigante: trasmettere sullo schermo energia, magnetismo, mistero, ma anche grande solitudine. Diana faceva sentire gli altri luce, ma questa luce non le veniva restituita. Era di una generosità rara, ma completamente sola e disperata: questo è ciò che dovevo interpretare», spiega l’attrice.
Il film si concentra nel weekend in cui Diana sofferente, fragile, decise di riprendersi la vita: era il Natale del 1991 trascorso con la famiglia reale nel castello di Sandrigham nel Norfolk, spartanamente tenuto al gelo per scelta della regina Elisabetta. Tre giorni di disperazione: la vediamo rubare bulimicamente il cibo di notte dalle cucine per poi vomitarlo in bagno, chiudersi in camera a piangere, eludendo la sicurezza e soprattutto il maggiore Gregory, mandato a controllarla, rompere la collana di perle che le ha regalato Carlo (lo stesso regalo fatto all'amante Camilla Parker Bowles). Fino ai tentativi di smarcarsi da una famiglia che non sopportava più, ricambiata, mentre i fotografi avevano scatti più per lei che per la Regina. Nessuna nuova notizia sulla sua storia, ci tiene a dire il regista: consulenti hanno aiutato la produzione del film perché tutto fosse realistico. Dopo la serie The crown anche questo film mette in cattiva luce la famiglia reale, raccontata come un'organizzazione praticamente militare, senza alcuna libertà, «un campo di mine»: si salvano solo William e Harry, bimbi amatissimi. «Il tocco di Diana è irraggiungibile», aggiunge Stewart, «è stato un impegno grande, mi è piaciuta la sua follia, l’imprevedibilità, l'ansia di essere libera da una gabbia dorata in cui anche togliersi le scarpe e correre era vietato. I suoi vestiti erano come un'armatura. Ecco spero di aver fatto capire quanto fosse vitale e libera». Un ruolo che l’attrice ha sentito molto vicina, essendo stata inseguita dai paparazzi ai tempi di Twilight, dell'amore poi finito con Robert Pattinson e delle successive relazioni con varie donne dopo aver dichiarato di essere bisessuale.