Stasera il “Fantasma” di Gennaro Jovine allo Zambra di Ortona

26 Gennaio 2024

ORTONA. Questa sera alle 20.45, Unaltroteatro di Arturo Scognamiglio e Lorenza Sorino ospitano, negli spazi del Cinema Auditorium Zambra di Ortona, Gennaro Jovine. Fantasmi, protagonista lo stesso...

ORTONA. Questa sera alle 20.45, Unaltroteatro di Arturo Scognamiglio e Lorenza Sorino ospitano, negli spazi del Cinema Auditorium Zambra di Ortona, Gennaro Jovine. Fantasmi, protagonista lo stesso Scognamiglio. Il fantasma Jovine, come già il fantasma Bastianazzo, fa parte del ciclo di drammaturgie Fantasmi di Michele Santeramo. Ogni personaggio del teatro, della letteratura o davvero esistito può essere un fantasma. Ha vissuto già una vita, un pezzo di morte, conosce cose dell’animo umano che a noi sfuggono. Ci prende in giro, ci fa ridere delle nostre debolezze, dei nostri tic. Ciascuna drammaturgia è abitata da un personaggio che torna dal buio del palcoscenico per provocare lo spettatore in un rapporto diretto. Spiega Santeramo: «Ho conosciuto Arturo a Napoli, dopo una replica del mio Storia d’amore e di calcio. Un Fantasma napoletano è stato l’approdo più naturale. Attraverso Gennaro Jovine abbiamo capito che bisogna essere per niente cinici, affatto cattivi, forse davvero fessi, per capire quanto è utile star lontani dalla guerra». Gennaro Jovine viene da Napoli Milionaria di Eduardo de Filippo. È un testimone della guerra e dalla guerra vuole allontanarsi. È un tranviere, pater familias di casa Jovine al momento senza lavoro e sin dalle prime battute appare chiaro che a comandare in famiglia e la moglie, donna Amalia. Gennaro vive apparentemente appartato, si è ritagliato nel già angusto basso un piccolissimo spazio suo, dove dorme, riposa, si lava, si fa la barba. Reduce della Prima guerra mondiale, ne è uscito sconvolto e fisicamente provato. È una persona onesta e non capisce, o fa finta di non capire, che genere di attività conduce donna Amalia, attività che comunque consente a tutta la famiglia, e quindi anche a lui, di vivere discretamente.
Come spiega Santeramo: «credo che una drammaturgia pensata oggi, almeno per me, debba considerare lo spettatore al pari di un personaggio in commedia. La mia drammaturgia deve chiedersi, oltre a cosa succede al personaggio, anche cosa succede allo spettatore. Il tutto mediato dalla presenza dell’attore».