Strabioli, Knaflitz e il 1968 in scena con “Carta straccia”

Penultimo appuntamento della stagione di prosa al Teatro Comunale di Atri
ATRI. Penultimo appuntamento, stasera al teatro Comunale di Atri con la stagione di prosa curata da Pino Strabioli per l’amministrazione comunale, è la commedia Carta straccia di Mario Gelardi. Sipario alle 21. In palcoscenico Pino Strabioli e Sabrina Knaflitz, che interpretano i due protagonisti della pièce, Agostino e Teresa, fratello e sorella concentrati sul loro laboratorio di carta artigianale. Nella loro quieta routine sono lontani dai fatti del ’68 che agitano la società, finché nella loro quotidianità non vengono sorpresi da Remo, interpretato da Eustachio Guida, nipote bello e sfacciato e soprattutto inaspettato, il cui arrivo improvviso cela un segreto, destabilizzante come la rivoluzione che avanza.
Per Carta straccia, regia dello stesso Strabioli, alla seconda collaborazione col drammaturgo partenopeo Gelardi (Premio Giuseppe Fava, regista e co-autore per Saviano e Martone) dopo L'abito da sposa, la rappresentazione di Atri è una prima nazionale, dopo i tre giorni di allestimento dello spettacolo ospitati proprio dal Comunale, dal 3 aprile a ieri.
Si legge nelle note di presentazione della pièce: «È il 1968 e Roma vibra a tempo di musica, cinema, moda, proteste studentesche. Le donne chiedono a gran voce un radicale cambiamento. Patty Pravo è la regina del Piper. È l'inizio di una rivoluzione che muterà il volto della storia. In un piccolo laboratorio di carta artigianale lavorano Teresa e Agostino, due fratelli che a malincuore, sono costretti a convivere. Il loro mondo è lì, tra quelle quattro mura e le loro bonarie baruffe, al riparo da una rivoluzione così distante dalla loro vita che scorre talmente tranquilla che anche la loro attività sembra un ricordo del passato, tanto da convincerli a chiudere bottega e ritornare al paese natio, alla casa paterna ricevuta in eredità».
Carta Straccia prende le mosse proprio da quell'ultimo giorno di apertura del piccolo laboratorio di Agostino e Teresa, quando un capitolo della loro vita sembra terminato e un altro, ancora più appartato, sembra iniziare. Ma la vita è imprevedibile e in quell'anno di svolta tutto sembra possibile. «“La svolta” si presenta sotto le sembianze di Remo, nipote mai conosciuto, figlio di una sorellastra quasi dimenticata. Remo sembra il personaggio di un romanzo di Palazzeschi, Remo è come il '68: una vera rivoluzione per le vite dei due frate, che decidono di non lasciare più Roma e di accogliere quel nipote gioioso e solare che, col passare dei giorni, sembra quasi dominare le loro vite. Tra gelosie e ripicche i due iniziano a rendersi conto che quel bellissimo ragazzo nasconde un segreto, che invano cercano di scoprire. È la storia italiana di quei giorni che irromperà nella vita dei due; la rivoluzione, tenuta fuori dalla finestra, è in realtà entrata dalla porta principale».
Produzione Stefano Francioni, ideazione scenica di Alessandro Gassmann, disegno luci Marco Palmieri, musiche Carlo Vannini, costumi Antonella Balsamo. Carta straccia doveva chiudere la stagione atriana, che invece si congederà col recupero domenica 21 aprile, sempre alle 21, di Il sogno un uomo ridicolo di Fëdor Dostoevskij, nella traduzione e adattamento di Gabriele Lavia, regista e interprete, con Lorenzo Terenzi, inizialmente previsto per il 25 marzo e poi rinviato per un impedimento di Lavia.