Strega, il marito di Ada D’Adamo: «La informai l’ultimo giorno»
PESCARA. «Ada era già sotto morfina. Io le sussurrai “Devo dirti una cosa bella, importante». A raccontare l’ultimo giorno della scrittrice abruzzese Ada D’Adamo, finalista al Premio Strega 2023, è...
PESCARA. «Ada era già sotto morfina. Io le sussurrai “Devo dirti una cosa bella, importante». A raccontare l’ultimo giorno della scrittrice abruzzese Ada D’Adamo, finalista al Premio Strega 2023, è il marito Alfredo Favi, intervistato da Walter Veltroni per la rivista Oggi. «Lei si girò», prosegue Favi nell’intervista, «e mi fece capire di andare avanti. “Sei nella dozzina dello Strega!”. Lei disse solo: “Veramente?” e si girò. Dopo qualche secondo però si voltò di nuovo verso di me e sussurrò: “E chi sono gli altri undici?”. Poi più niente».
Con il libro Come d’aria, Ada D’Adamo si è aggiudicata lo Strega Giovani e ora è nella cinquina finalista al Premio principale. Ma della candidatura, confida il marito della scrittrice, «ha saputo l’ultimo giorno della sua esistenza».
«Lei era così, attaccata alla vita. Quel libro era il suo ultimo atto d’amore per nostra figlia Daria», racconta ancora Alfredo Favi. Un libro a cui ha lavorato durante la malattia che l’ha portata via il 1° aprile e che è stato una sorta di testamento d’amore per la figlia, gravemente disabile. «Scherzando diceva che il testo lo avevano scritto insieme lei e il cortisone». Favi ricorda come ha dato la notizia a Daria: «Sono entrato nella sua stanza. “Mamma, anche se non la vedrai, è sempre qui. Lei è una persona speciale e alle persone speciali viene affidato il compito di diventare stelle». E non nasconde che ci sono stati momenti difficili, anche prima del tumore di Ada. Nel 2008 lei aveva scritto una lettera a Corrado Augias pubblicata su Repubblica: «L’aborto è una scelta dolorosa per chi la compie, ma è una scelta e va garantita. Anche se mi ha stravolto la vita, io adoro la mia meravigliosa figlia imperfetta. Ma se avessi potuto scegliere, quel giorno, avrei fatto l’aborto terapeutico». Fu bersagliata da commenti feroci. «Ne soffrì molto. Lei raccontava di un dolore che si conosce solo se lo si prova e le risposte erano spietate, offensive. Ada parlava di prevenzione del dolore e loro le davano della mamma puttana e assassina». Lei si chiedeva “E se muoio cosa sarà di mia figlia”. La verità è che questa società scintillante lascia solo chi si cimenta col dolore».