Sulla Maiella orientale a guardare l’Adriatico

Dalla Montagna d’Ugni fino al Martellese e alle Murelle
Questa settimana torniamo sulla Maiella per un’escursione nella sua parte sud-orientale, quella che si collega al cuore delle vette più elevate del massiccio tramite un ponte naturale: la sella della Carrozza. Al di là del “ponte” tutta la Maiella altissima con le sue cime famose e rotondeggianti, al di qua un mondo pieno di sorprese tra vallate, pini mughi, grotte e un mare che fa sognare.
Raggiungiamo la Montagna d’Ugni salendo sulle pendici del Colle Strozzi tra rocce erba camosci e fiori a perdita d’occhio.
Si parte da Palombaro in provincia di Chieti, dove in automobile si segue la stradina che porta alla riserva naturale orientata del Feudo D’Ugni, una delle prime riserve istituite su queste montagne nel 1981. Dopo poco si arriva all’imponente solco del Vallone di Palombaro dominato dalle rocce maestose della Cima Macirenelle, dove parcheggiamo e cominciamo il cammino. Si segue il sentiero sulla destra denominato G4: un’innumerevole serie di tornanti, dentro una faggeta fresca dei profumi del mare, della mentuccia e colorata dei fiori di prato. Dopo circa un’ora si arriva ad un primo rifugio Forestale, chiuso e recintato (1.134m). La salita continua senza tregua dietro questa costruzione sullo stesso sentiero, tra faggi e più in alto conifere, grotte naturali che ci parlano di pastori, greggi e dell’antica usanza della monticazione. Dopo un’altra ora, con fatica, si giunge al centro di una radura molto estesa: sembra un piano inclinato che si restringe a piramide verso la vetta. Su queste tipiche radure sporgono rocce enormi dove ogni volta vengono a farci visita i camosci, vedette attente, che seguono con occhi discreti il nostro incedere verso la meta. L’incanto dei paesi adagiati sul mare è uno dei più belli della Maiella e la scena si estende lontano sull’Adriatico più in là delle isole Tremiti e a sud su innumerevoli piani di altitudini diverse, senza soluzione di continuità. Quasi volando si raggiungono i colli ricamati dai campi coltivati, l’onnipresente specchio azzurro del lago di Casoli e, più in là, il lago di Bomba.
Seguendo decise tracce tra l’erba alta entriamo in un valloncello, ripido e veloce. Ci siamo, a quota 1863 metri, al bel rifugio Montagna d’Ugni, aperto e provvisto di camino e legna. Accanto un lunghissimo fontanile dietro il quale si erge verde sgargiante la vetta d’Ugni, inespugnabile con la sua fitta mugheta. E ancora il Martellese e lontana la cima delle Murelle. Abbiamo impiegato più di 3 ore e il dislivello accumulato è notevole, quasi 1.200metri. Eppure seduti accanto al fontanile a rimirare il mare, a scorgere camosci, a sentire l’odore dei famosi fiori della Maiella siamo pervasi di soddisfazione e pace più che di stanchezza. Con un altro piccolo sforzo, 20 minuti circa, si può arrivare al bellissimo rifugio Martellese a prenderci la veduta dell’incantevole sella della Carrozza. E l’affaccio da brivido sulla Selvaromana.
Manca solo il tempo di scendere, lentamente a gustarci ancora quella distesa di erba che si colora delle tinte del tramonto e poi finalmente il bosco dove cogliamo la mentuccia per la frittata della sera.
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