Sutor, i due fratelli calzolai in scena a Pescara

Oggi l’ultima replica dello spettacolo teatrale con Mambella e Oliva al Museo delle Genti d’Abruzzo
PESCARA. Ultima replica di Sutor al Museo delle Genti d’Abruzzo in via delle Caserme, oggi, a Pescara . Lo spettacolo di Vincenzo Mambella, con in scena lo stesso Mambella ed Edoardo Oliva, dopo il successo ottenuto viene replicato alle 18 . Il biglietto costa 10 euro ed è comprensivo d'ingresso al Museo delle Genti d’Abruzzo. Prenotazione obbligatoria (massimo 45 posti) al numero 3336530249.
Lo spettacolo racconta una giornata dentro la vita, apparentemente normale, di due fratelli calzolai, spiati nella loro intima solitudine mentre costruiscono e riparano scarpe: strumenti di percorsi e passaggi di quell’umanità in cui hanno scelto di stare ai margini.
«Da tempo», spiegano le note di presentazione dello spettacolo, «le corone del loro ingranaggio, quello che li collegava al moto perpetuo dell’esistenza, si è consumato e non gira più in sincrono. Dalla fissità delle loro postazioni, chini sulle forme e sugli attrezzi, tagliano, cuciono, battono, limano: pelli, tacchi, suole ma anche visioni, dubbi, certezze sulla vita e i suoi misteri. Attraverso ricordi, affettuose schermaglie e teorie sempliciotte e sgangherate, cercano ossessivamente di sagomare le proprie convinzioni, tra loro molto distanti, dentro gli sghembi profili che umano e divino hanno disegnato nel tempo, mentre da lontano lentamente riaffiora l’origine di quel tormento che ha immobilizzato le loro orme ma che ora, finalmente insieme, troveranno la forza di affrontare».
Sutor chiude la trilogia “Destino e destinazioni” iniziata con Caprò e proseguita con Gyneceo. «I greci», si legge ancora nelle note introduttice allo spettacolo, «dicevano “istemi”, stare, essere fermi, “destinarsi” come “prepararsi” Se in Caprò l’ineluttabilità del destino si compiva nella destinazione e in Gyneceo era il ritorno dalla destinazione a rivelare il destino, in Sutor è il movimento immobile verso la destinazione a dare forma e sostanza al destino. E lo smarrimento diventa il fiume in cui nuotare controcorrente, l’arte della fuga verso la sorgente, l’infinita ed estenuante attesa dell’agognato approdo a cui lasciarsi andare, stremati, dolcemente. “Non è la destinazione che crea il destino ma è il destino che crea la destinazione”».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.