Tatuaggi emozionali per il ritorno della Premiata

29 Ottobre 2017

MILANO. La musica come esperienza permanente: con questo spirito la Premiata Forneria Marconi torna alla forma canzone nell'album “Emotional Tattoos”, uscito venerdì scorso. «Tatuaggi emotivi sono un...

MILANO. La musica come esperienza permanente: con questo spirito la Premiata Forneria Marconi torna alla forma canzone nell'album “Emotional Tattoos”, uscito venerdì scorso. «Tatuaggi emotivi sono un concerto o un bel brano che ti accompagnano nel ricordo più dell'inchiostro sulla pelle», spiega Franz Di Cioccio, originario di Pratola Peligna. In un'epoca di musica liquida che non lascia niente, anche i giovani lo stanno riscoprendo con il ritorno al vinile: non è nostalgia, ma bisogno di riappropriarsi del tempo». Per questo, dopo quasi tre lustri, la band riprende a cantare. «Noi siamo nel profondo musicisti: progetti come “In Classic” per noi sono quasi più facili, ma ora avevamo voglia di raccontare storie con testi e musica insieme», dice Patrick Djivas. Nelle due versioni italiana e internazionale, l'album vede Di Cioccio e Djivas occuparsi rispettivamente delle liriche in italiano e in inglese delle 11 tracce, non traduzioni ma creazioni parallele che toccano temi come l'impatto autodistruttivo dell'umanità sulla natura, il rapporto tra sogno e musica, ma anche politica e società, ognuna con un approccio diverso. «Ad esempio, “Quartiere Generale” fotografa l'Italia di oggi con i nominati che dirigono una nazione mentre “Central District” parla di manie americane come l'abuso di farmaci e la ricerca di eterna giovinezza», raccontano i due.
Attorno alla batteria di Di Cioccio e al basso di Djivas si costruisce un suono che mescola rock e prog, classica e pop e perfino ballad (“Le cose belle”) con un impatto molto ritmico e tastieristico, che nonostante l'addio di Franco Mussida non rinuncia a un deciso tocco chitarristico grazie ai riff e assoli di Marco Sfogli, specie in tracce come “Dalla Terra alla Luna” o “La lezione”. Brani come 'Big Bang' che si chiude con un'improvvisazione pianistica di Stefano Bollani o la strumentale “Freedom Square” mettono in scena invece il gusto per la jam session tipica dei live della PFM. Un brano-manifesto, quest'ultimo, come anche “La danza degli specchi” su cui il canto quasi-rap di Di Cioccio passa in rassegna eredità e tappe di un'identità multiforme. «Citiamo i concerti, perché hanno lasciato tatuaggi emotivi anche dentro di noi, la musica è una magia potente che unisce culture diverse. Noi siamo contro le discriminazioni di genere, la musica è tutta quanta un dono di Dio che dobbiamo condividere e rispettare», dice Di Cioccio.
Con una scaletta che incorporerà 5 nuovi brani, il tour mondiale della band ripartirà da Torino (il 14 novembre), per proseguire a Genova e Zoetermeer in Olanda tra le altre, quindi in Giappone a gennaio per tre date a Tokyo e Osaka, di nuovo in Italia (Bologna, Milano, Brescia, Assisi, Roma, Napoli) e infine in America tra aprile e maggio con tappe a San Paolo, Rio De Janeiro, Belo Horizonte e Porto Alegre (Brasile), Concepciòn e Santiago (Cile), Lima (Perù), Città del Messico e Gettysburg, New York e Chicago (Usa).
©RIPRODUZIONE RISERVATA