Teramo premia Marchetti: riconoscimento alla carriera È stato la spalla di Storaro

TERAMO. Luigi Kuveiller per l’Esposimetro d’oro alla memoria, a Mauro Marchetti il riconoscimento alla carriera, Maura Morales Bergmann premio per la migliore fotografia di un film italiano della...
TERAMO. Luigi Kuveiller per l’Esposimetro d’oro alla memoria, a Mauro Marchetti il riconoscimento alla carriera, Maura Morales Bergmann premio per la migliore fotografia di un film italiano della passata stagione, il bielorusso Arseni Khachaturan vincitore per la migliore fotografia di un film straniero.
Sono i verdetti del 28° Premio internazionale Gianni Di Venanzo per la fotografia cinematografica. Stamattina a Teramo presentazione della manifestazione organizzata dall’associazione Teramo Nostra nel nome del grande autore della luce figlio della città, ma intanto sono stati ufficializzati i riconoscimenti decisi nelle quattro categorie maggiori dalla giuria presieduta dal critico Stefano Masi.
Il Di Venanzo 2023 ricorda con l’Esposimetro alla memoria il maestro romano Luigi Kuveiller, morto dieci anni fa dopo una lunga e operosa vita nel cinema, che lo vide legare il suo lavoro a un’ottantina di lungometraggi, tra cui i thriller politici di Elio Petri negli anni Sessanta-Settanta. Proprio per la fotografia di una pellicola di Petri, “Un tranquillo posto di campagna”, Kuveiller ottenne un premio speciale della giuria alla Berlinale. Nel 2004 a Teramo ricevette l’Esposimetro alla carriera. «Per la capacità di innovare il look del melodramma criminale a sfondo sociale, senza trascurare il mainstream della commedia e senza mai dimenticare la lezione dei suoi maestri», si legge nella motivazione, l’Esposimetro alla carriera va a Mauro Marchetti (Napoli, 1946), operatore con Vittorio Storaro per i film di Bertolucci “Ultimo tango a Parigi”, “Novecento”, “L’ultimo imperatore” e poi direttore della fotografia per Marco Risi, da “Mery per sempre” a “Il muro di gomma”, per iniziare una lunga carriera che lo ha visto impegnato anche nelle serie tv, tra cui “Boris”. «Per aver arricchito la provincia emiliana del film “La California” di Cinzia Bomoll con le suggestioni di una cultura visuale profumata di America Latina», l’Esposimetro per la migliore fotografia di un film italiano va a Maura Morales Bergmann, classe 1979, padre cileno madre italiana, allieva di Giuseppe Rotunno al Centro sperimentale di cinematografia. Dieci lungometraggi di fiction, 19 corti e 22 documentari, tra cui “Santiago” di Nanni Moretti e “La legge del terremoto” di Alessandro Preziosi. «La mia vita si divide tra Cile e Italia e tra documentari e fiction», spiega la cineasta. «Accendere la luce e illuminare gli attori è la mia passione, ma quando entri in contatto con il mondo del documentario tutto è più vero. Mi considero un’italiana cilena. Felice di poter mescolare questi due mondi attraverso l’obiettivo, la luce, i miei occhi e l’anima dei due continenti». Per la fotografia di “Bones and All” di Luca Guadagnino la giuria del Di Venanzo ha assegnato a Arseni Khachaturan (Minsk, 1993) l’Esposimetro d’oro per un film di produzione straniera, «per aver saputo reinterpretare in una chiave post-moderna, ma sempre tenebrosa, il tradizionale romanticismo dell’horror», si legge nella motivazione. «“Bones and All” è innanzitutto un road movie romantico sull’amore prezioso e fragile tra due personaggi svantaggiati ai margini della società», dice il cineasta bielorusso «Anche se sono feroci e cannibali, e ci sono alcune scene piuttosto sanguinose, non avevamo alcun interesse a realizzarlo con il valore shock che potresti vedere in un tipico film horror. Luca voleva un approccio molto più naturalistico alla fotografia». Cerimonia di premiazione al cineteatro Comunale sabato 7 ottobre.