Tornano a casa le tavole di Cola dell’Amatrice e “La Madonna del Latte”

La cerimonia di consegna domenica nella chiesa di San Paolo Apostolo Il sindaco Agostinelli: «Il turismo culturale è il nostro punto di forza»
CAMPLI. La Madonna del Latte di Giacomo da Campli, del Quattrocento, e due tavole di Cola dell’Amatrice del Cinquecento, magnifiche opere appartenenti alla cattedrale di Santa Maria in Platea, rientrano a Campli domenica prossima, 19 novembre. Il momento atteso da vent’anni dalla comunità camplese sarà suggellato da una cerimonia in programma alle 17 nella chiesa di San Paolo Apostolo, con interventi del vescovo della diocesi Teramo-Atri, monsignor Lorenzo Leuzzi, del sindaco camplese Federico Agostinelli, di don Luigi Filipponi, arcidiacono di Campli, dello storico dell’arte Saverio Ricci, funzionario del ministero della Cultura, e dello storico Roberto Ricci, presidente dell’associazione Memoria & Progetto.
L'evento è stato presentato ieri, nel corso di una conferenza stampa ospitata a Teramo dalla biblioteca diocesana, da Agostinelli, don Luigi e Roberto Ricci insieme a Marcelo Cortes, direttore Ufficio diocesano beni culturali ecclesiastici, e i consiglieri comunali Melissa Galli (delega cultura e turismo) e Agostino Rapini (delega rapporti con parrochie e curia). L’operazione, che precede il rientro di altre opere restaurate, si deve alla collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, Comune e parrocchia di Campli, diocesi, MunDA Museo nazionale d’Abruzzo, Soprintendenza Abap (Archeologia, Belle Arti e Paesaggio) L’Aquila-Teramo, associazione Memoria&Progetto.
«Campli fa del turismo culturale e religioso il suo punto di forza», ha detto Agostinelli, ricordando poi il sostegno dello storico dell’arte e sottosegretario alla cultura Vittorio Sgarbi.
La Madonna del Latte e le due tavole di Cola dell’Amatrice (verosimilmente scomparti di un polittico andato disperso), raffiguranti l’una i santi Giovanni Battista, Orsola, Caterina d’Alessandria e Maddalena, l’altra i santi Gregorio, Sebastiano, Giuseppe e Chiara, saranno ospitate nella chiesetta di San Paolo (accanto alla Scala Santa), recentemente restaurata e dotata di sistemi di allarme e videosorveglianza. Era questa la condizione posta per la restituzione dalla soprintendente Cristina Collettini e dalla storica dell’arte Federica Zalabra, a capo della Direzione regionale musei nonché direttrice del MunDA, dove la Madonna del Latte era esposta dal 2015, dopo il restauro e la presentazione internazionale nella mostra Il tesoro d’Italia, curata da Sgarbi per Expo Milano. Le tavole di Cola, e altri pezzi provenienti dalle chiese di Campli, erano depositate nel museo della Drm a Paludi di Celano.
Intorno ai pezzi ritornati sarà allestita in San Paolo una mostra, ha detto don Luigi Filipponi, parroco della cattedrale Santa Maria in Platea, dove a fine esposizione torneranno le tavole di Cola, nelle nicchie ai lati dell’altare del Santissimo Sacramento, loro collocazione originaria. «È l’inizio di un progetto che mira a riportare a Campli tutte le opere d’arte, oggetti sacri e suppellettili consegnati vent’anni fa alla Soprintendenza e che, d’accordo con essa e il Comune, torneranno nelle chiese di provenienza, il grosso nella cattedrale». Dove a breve partiranno i lavori post sisma, finanziati con tre milioni, per consolidare la struttura; altre risorse vanno invece trovate per i lavori interni: volta lignea, altari laterali, la cripta con affreschi di scuola giottesca.
«Questo ritorno ci aiuta a ripercorrere una storia dell’identità di Campli dal Quattrocento, secolo ricco di presenze artistiche, come Cola dell’Amatrice, che testimonia il rapporto di questo territorio con Ascoli, le Marche, l’Umbria» ha spiegato Roberto Ricci «Nel Quattrocento Santa Maria in Platea da piccola collegiata diventa chiesa sempre più grande e importante e si arricchisce di opere preziose, testimonianza di fede. E finalmente le creazioni di due artisti attivi a Campli come Giacomo e Cola, protagonisti del Rinascimento, potranno tornare a essere ammirate nel luogo dove furono commissionate e dove per secoli sono rimaste». La Madonna del Latte fu trovata nel 1980 dimenticata in un baule dietro l’altare della cattedrale, ha ricordato Maria Grilli, storica dell’arte all’epoca in Soprintendenza. Durante la schedatura dei beni delle chiese, lei e don Antonio Mazzitti trovarono il dipinto di Giacomo. Poi fu proprio il parroco, sognando un museo d'arte sacra, a prelevare dalle chiese camplesi una settantina di pezzi, tra dipinti, statue, suppellettili, finite in deposito a Celano.