TOUR ABRUZZESE PER BRIGNANO ARRIVA “MA... DIAMOCI DEL TU”
TAGLIACOZZO. Nell’Abruzzo «che ama dare del “tu” perché il “tu” è confidenziale e crea atmosfera e complicità», arriva domani, 20 agosto, lo spettacolo di Enrico Brignano “Ma... diamoci del tu”. Lo...
TAGLIACOZZO. Nell’Abruzzo «che ama dare del “tu” perché il “tu” è confidenziale e crea atmosfera e complicità», arriva domani, 20 agosto, lo spettacolo di Enrico Brignano “Ma... diamoci del tu”.
Lo show a a Tagliacozzo, alle 21.30 in piazza Duca degli Abruzzi, precede quello teatino, il prossimo 10 settembre alle 21, all'Arena La Civitella e questa tappa a Chieti sarà un po' un ritorno a casa per lo showman romano 56enne, che ha origini a Palombaro, paese che ha dato i natali all’adorata mamma Anna. C'è attesa per la performance, come sempre scoppiettante, dell'attore fresco di matrimonio con Flora Canto e papà di Martina e Niccolò. Dopo i fiori d'arancio, Brignano ha scritto un messaggio struggente all'amatissimo padre, Antonino, siciliano, scomparso 11 anni fa: «Ciao Pà come butta? Noi tutti bene. I bimbi crescono, Martina sta imparando a leggere e scrivere e ogni giorno diventa sempre più bella. Vedessi Niccolò, ieri ha fatto i primi due passi da solo senza reggersi, è una forza della natura, ha sempre fame. Chissà da chi ha preso… ah io e Flo ci siamo sposati quattordici giorni fa, sì sì un bel matrimonio anche a detta degli altri. Lei bellissima, io avevo il cuore in gola… in tuo onore sono entrato col pulmino Volkswagen che avevi tu, sì per averti più vicino… Mamma mi ha accompagnato all’altare e Rino mi ha fatto da testimone. Ci sei mancato tanto sai. Beh dai, spero tu te la passi bene lì dove sei ora a coso…ora ti devo lasciare perché mi reclamano di là, abbi cura di te e veglia su di noi, ciao Pà». Ed è con questo stato d'animo che il mattatore di Dragona, quartiere a sud di Roma dove è nato il 18 maggio 1966, salirà sul palcoscenico di Tagliacozzo, anticipando, in una presentazione, le ragioni dello spettacolo: «Darsi del tu oggi è ormai la prassi», spiega, «mentre il “lei” sembra qualcosa di arcaico e formale. Per dire, quando ti chiamano dal call center per discutere che so, la tariffa telefonica, oppure per proporti di investire l’eredità di pora nonna in cripto valute, usano il lei, probabilmente per renderti più difficile il mandarli a quel paese. Il “lei” è burocratico, lo si usa con le forze dell’ordine o al comune, ma del resto il “tu” che lo sta sostituendo è vuoto, non porta con sé quella confidenza vera, quella familiarità che intendo io».
Con la pandemia «che ha acuito le distanze, il tu è diventato ancora più un fatto di forma, ma non di sostanza. E siccome io sono un uomo di sostanza, si dovrebbe capire solo guardandomi», ironizza sul suo peso forma, «vorrei recuperare quel tu che ci siamo persi per strada. L’età: ultimamente ho notato che per colpa della mia età sempre più persone tendono a darmi del lei, un lei che è doloroso come una fitta della sciatica, che è più fastidioso e irritante di quando mi scopro a tirarmi su dal divano esclamando: “hoplà”. Mi sa che all’espressione “giovane comico romano” devo cominciare a togliere il “giovane”. Non che rinneghi la mia età, quella ci sta e bisogna tenersela, anzi, mi rende più autorevole. Sembra quasi che le cose che dico siano attendibili. Però, quando parlo alla gente, io voglio darle del tu, mi voglio prendere una certa confidenza per raccontare in modo intimo le insidie del mondo, dalla tecnologia, utile ma infìda, alle varie crisi economiche, ecologiche e sanitarie. Avrei pure un paio di notazioni da fare sull’amore e sul sesso, sui rapporti personali e sociali, su certe stranezze di questi tempi. Ebbene sì, c’ho tanto da parlà».