Tra soul, folk e cantautorato il nuovo disco di Alex Ricci

Dieci tracce scritte e interpretate dal musicista abruzzese, tra i più bravi chitarristi blues italiani ed ex Aprés La Classe
TERAMO. È uscito a mezzanotte Mete, il nuovo album solista del cantautore e chitarrista abruzzese Alex Ricci, pubblicato da Freecom e Cosmica col contributo di Nuovo Imaie. Terzo disco dopo Gonna Rossa (2013) e La Verità (2021), Mete è stato anticipato dai singoli Dimmi, Sempre ti porterò e Difendi con i denti, preludio ad altre sette tracce che compongono l’album, testi di Ricci e musiche sue e di Daniele “Bengi” Benati.
Dieci brani (sette canzoni e tre pezzi strumentali), ognuno con una sua identità, a formare un calibrato insieme di blues, soul, canzone autoriale, reggae, pop, world music e folk, generi differenti raccontati dalle chitarre e dalla voce del musicista nato a Roma, nel 1978, cresciuto ad Atri, con studi al conservatorio Luisa D’Annunzio di Pescara, e ormai radicato a Giulianova, dove ha creato l’associazione Idea Sonica, studio (lì è stato registrato Mete) e scuola di chitarra. Agli anni atriani rimanda Capodatri, dedicato al quartiere dell’infanzia. «In questo luogo amato c’è un fazzoletto di terra chiamato da noi bambini e ragazzi “li giàrdnitt” (i giardinetti), lì ho imparato quando correre e quando scappare, a impennare con la bici e fare i primi goal in porta. La libertà era la nostra grande fortuna. È un brano strumentale con un tema poetico ed evocativo suonato con la chitarra classica e la slide, miscelato a suoni elettronici», spiega il cantautore, tra i migliori chitarristi blues italiani, pluripremiato, per quindici anni, fino al 2022, chitarrista degli Aprés la Classe. La traccia successiva, Comu du uè uè, è cantata da Alice Melchiorre Ricci, figlia di Alex, per la prima volta interprete di una canzone paterna: «Il testo di questa song dal sound afro-cubano è inventato, privo di significato, mi sono divertito a cercare i suoni nelle parole, la musicalità e il ritmo. Poi ho convinto mia figlia Alice a cantarla ed è diventata magica».
Transumanz è stata invece composta per lo spettacolo teatrale Canto di un pastore, della compagnia Terrateatro, di cui Ricci fa parte. «La suggestione inziale è stata la “spartenza”, la serenata con cui i pastori abruzzesi salutavano mogli e fidanzate prima di partire per la transumanza invernale verso la Puglia. Transumanz è un breve racconto attraverso l’Abruzzo pastorale, immerso nella natura e nel flusso delle stagioni».
Altre storie e sonorità si alternano nel disco. Romantico lo spunto di Capitano: una piccola barca a motore abbandonata sui cavalletti nel cantiere navale del porto di Giulianova, in attesa del suo capitano, e che molti anni dopo padre e figlia vedranno in acqua, pronta a salpare. «La canzone è un inno alla fantasia, ai viaggi che i bambini intraprendono quando entrano in uno scatolone, sognando avventure infinite». Completano il bell’album Mete, i racconti e il sapore latino di Ma cos’è, il sound hawaiano di Paradise Beach, il soul funky di Adesso lo so.
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