Tutti a casa pensando alle tombolate dai nonni

Giusti: «Io ho paura». Castellitto riscopre il presepe e Rispo il rito dell’albero, Conti raggiante, Greco spirituale, Bolle solitario
Un Natale raccolto e responsabile: sarà in questo modo che i volti noti della televisione trascorreranno le festività natalizie ormai alle porte.
«Dobbiamo rispettare le regole e usare il buon senso» dice Max Giusti, reduce dallo speciale di “Boss in incognito” su Raidue. A Natale il conduttore starà a casa: «Saremo mia moglie ed io, i nostri due figli Matteo e Caterina, e i genitori. Come sempre abbiamo fatto l’albero e il presepe, quest’anno anche un po’ prima del solito. Sento persone che cercano di aggirare le norme, ma farlo in un momento così strano è come se stessi fregando te stesso. Io penso che dobbiamo rigare dritto, sperando di toglierci di dosso questa cosa il prima possibile. Non nascondo che ogni volta che faccio il tampone, sto già al dodicesimo, ho paura». Giusti ricorda ancora i Natali trascorsi da bambino con i nonni: «Da quando loro non ci sono più un po’ di magia del Natale se ne è andata, i pranzi a casa mia non possono competere con quelli a casa di nonna. Io vengo da una famiglia semplice e a Natale ci ritrovavamo tutti insieme. Mio padre era sereno, scherzava, era l’unico giorno in cui non si preoccupava di come arrivare a fine mese. Per questo ora sono felice che i miei figli passino il Natale con i nonni».
Natale strettamente in famiglia anche per Sergio Castellitto, che abbiamo appena visto nel film “Natale in casa Cupiello” su Raiuno: «Per fortuna noi siamo sei, siamo in regola», scherza. Poi aggiunge: «Sarà un Natale malinconico ma il regalo che mi ha fatto Luca Cupiello, il personaggio che ho interpretato nel film tratto dal capolavoro di Eduardo De Filippo, è stato farmi tornare la voglia di fare il presepe. Quando i miei figli erano piccoli lo facevo sempre poi, una volta cresciuti loro, ho smesso. Qualche giorno fa, invece, sono andato a riprendere i vecchi pupazzi di terracotta che avevo conservato in cantina e ho fatto di nuovo il presepe».
Albero e presepe sono stati fatti anche a casa di Patrizio Rispo: «Per noi è un rituale. Lo abbiamo fatto tutti insieme, mia moglie, i nostri due figli ed io, con in sottofondo le canzoni di Natale di Michael Bublè», racconta. «A “disturbarci” quest’anno c’era il cucciolo che è arrivato a casa e che ha preso l’albero come un giocattolo. Sono giorni che rincorriamo le palline!».
La cena della vigilia e il pranzo di Natale saranno consumati a casa: «Saremo noi 4. Mi dispiace un po’ per Giordano e Tommaso che hanno 19 e 17 anni e stanno perdendo la scuola e la possibilità di uscire con gli amici. Ma quest’anno è così. Abbiamo anche deciso che, al posto della cena dell’ultimo dell’anno, faremo il pranzo». Rispo rispetterà le regole «perché le uniche medicine che abbiamo al momento sono il distanziamento e le mascherine« ma non si farà mancare «un salto da mio padre che ha 92 anni per dargli un bacio». Anche lui ricorda bene i Natali della sua infanzia: «Ci ritrovavamo tutti a casa di mia nonna, eravamo 80-90 persone. Già solo nella famiglia di mio padre erano 9 fratelli, tutti sposati e con una media di tre figli a testa. Il rito dell’apertura dei regali, ognuno accompagnato da una poesia in rima di mamma, arrivava alle 3 del mattino».
Un Natale raccolto quello di Alessandro Greco, reduce dall’esperienza di Telethon su Rai 1: «Le polemiche sul Natale mi hanno stancato. Siamo tutti nella stessa barca, ci sono delle disposizioni e ciascuno deve prendersi le sue responsabilità. Approfittiamo di questa occasione per fare luce nel nostro cuore. Con tutte le sue prove e sofferenze, la vita è un dono meraviglioso e noi dobbiamo accogliere Gesù, che è il Signore della vita».
Come Greco, che passerà le festività in famiglia («Come numero ci siamo già e dobbiamo tutelare i più deboli»), anche per Carlo Conti si profila un Natale casalingo. Anche perché avere avuto il Covid, come lui, non è garanzia di immunità: «Un giorno sento che se l’hai avuto sei immune per 6 mesi; un altro per 3; un altro ancora non lo sei. Io continuo a prendere le precauzioni necessarie che ho sempre preso, tanto che non ho capito come mi sono contagiato. Per fortuna la paura di avere passato il Covid a mia moglie e a mio figlio Matteo si è rivelata infondata. Quando sono tornato dall’ospedale, sono dovuto stare ancora alcuni giorni in isolamento. Ora possiamo stare tutti e tre insieme». «Sarò a casa mia a Milano», dice Roberto Bolle , «non credo di poter andare da nessuna parte viste le norme e le zone rosse. Sarà un Natale solitario ».