Tutti in fila per J-Ax superstar alla Feltrinelli

PESCARA. Seicento compact-disc venduti alla libreria Feltrinelli per farsi lasciare un pass valido per un autografo e una foto con J-Ax (al secolo, Alessandro Aleotti). È successo ieri nello store di...
PESCARA. Seicento compact-disc venduti alla libreria Feltrinelli per farsi lasciare un pass valido per un autografo e una foto con J-Ax (al secolo, Alessandro Aleotti). È successo ieri nello store di via Milano a Pescara, quando il rapper milanese ha cominciato a firmare le inlay card, ma anche gli stessi dischetti, del suo ultimo lavoro musicale, “Il bello di essere brutti”. Ma se circa seicento sono stati i dischi acquistati, «molti di più sono stati coloro che si sono presentati nelle libreria», hanno fatto sapere dal punto vendita.
La fila, infatti, per incontrare l’artista, è partita con i primi accampamenti già alle nove del mattino e nel pomeriggio è arrivata a toccare oltre a via Milano, via Trento, fino all’incrocio con via Fiume e oltre, quasi all’incrocio con corso Vittorio Emanuele.
Una generazione, quella nata intorno alla prima metà degli anni ’90, che ieri si è ritrovata intorno al proprio idolo considerato «uno di noi», come nelle parole di Arabella Benevento, che ieri s’è messa in coda da mezzogiorno pur di farsi firmare il cd acquistato (15 euro) del suo beniamino. «È uno di noi perché è una persona normale, appunto come noi», sottolinea ancora Arabella, studentessa universitaria.
E appare proprio questo il punto di forza di J-Ax, quello di cantare la quotidianità di tutti i giorni degli adolescenti o poco più.
«È uno che affronta i problemi», dice Sara Faltoni, mentre stringe tra le mani il suo cd autografato, «i quali poi li esprime in musica. J-Ax trasforma le sue emozioni in parole e musica».
Ma a sentire alcuni, è come se la classe dei nerd, tutta casa e computer, con J-Ax andasse in paradiso, tanto per traslare il titolo di un vecchio film di Elio Petri. «Ti fa capire che essere brutti è bello», rileva Gaia Poeta, anch’ella con l’ultimo album del rapper in mano. «E se sei un nerd», continua, «J-Ax non ti fa sentire che sei una sfigata».
Insomma, l’ex componente degli Articolo 31 visto come un’àncora a cui aggrapparsi in quel mare magnum di problematiche rappresentate da quell’età alle soglie della maturità. E poi sarebbe uno, almeno Arabella la pensa così, «che non si piange addosso». Ma non solo. Tra quelli che ieri hanno preso parte alla kermesse, c’è stato anche chi pensa a un J-Ax intriso di valore politico-sociale.
«È l’ideale di un’Italia più pulita», spiega Manuel Di Francesco, che si è appena fatto vergare il suo cd, ma De Luxe (35 euro, nella sua edizione limitata di 5000 copie). «J-Ax», aggiunge Manuel, «rappresenta un risollevamento dell’Italia grazie alla sua nuova etichetta discografica Newtopia», afferma riferendosi alla casa discografica creata da J-Ax e Fedez, altro rapper e produttore musicale.
Per Emanuele Alcini, invece, il musicista è stata una presenza continua, e sembra quasi di vedere scorrere le immagini del recente film appena uscito nelle sale, “Boyhood”, nel quale la pellicola accompagna i protagonisti per quasi una dozzina d’anni. «J-Ax non è musica», precisa Alcini, che s’è fatto anche tatuare con il titolo di un brano degli Articolo 31, “La vita non è un film”. «È vita. Io lo seguo da quando era con gli Articolo 31 e devo dire che mi ha aiutato nei momenti di bisogno».
Per Christian Di Francesco, poi, anch’egli con il cd De Luxe firmato, la sua passione per l’opera di J-Ax nasce esclusivamente da un fatto: «Mi piace la sua musica», rimarca.
Un pomeriggio da autentica star, pertanto, quello di J-Ax ieri a Pescara, anche per non aver voluto concedere nessuna intervista, se non muniti di una specifica autorizzazione eventualmente richiesta nei giorni precedenti. Un vezzo che i fan gli avranno certamente perdonato.
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