“Un asciugar di tempo”, verità e assenza nei versi di Di Lisio

TERAMO. Un titolo di grande raffinatezza e forza simbolica per l'ultimo libro di poesie di Grazia Di Lisio, poetessa teramana di origine sarda ormai da tempo trapiantata in Abruzzo. “Un asciugar di...
TERAMO. Un titolo di grande raffinatezza e forza simbolica per l'ultimo libro di poesie di Grazia Di Lisio, poetessa teramana di origine sarda ormai da tempo trapiantata in Abruzzo. “Un asciugar di tempo” (Noubs, 10 euro, 80 pagine) è una silloge delicata, intrisa di immagini vive e intense, anche se caratterizzate dal senso di un'assenza, un vuoto che forse nelle altre raccolte di Grazia Di Lisio non era dato avvertire.
E il segreto di questa ultima maniera della poetessa sta tutto nel tentativo di dire poeticamente, cioè metaforicamente, questa sorta di asfissia del vivere, che emerge dalla raccolta. Asfissia del vivere che poi è l'asfissia del tempo che giunge a conclusione, come ben dimostra la metafora del titolo, o alcuni ossimori disseminati nei versi, come il bellissimo “immoto andare delle cose” di una delle liriche iniziali. Tuttavia il nichilismo che sembra permeare le pagine di Di Lisio non riesce ad essere tale fino in fondo. Certo non manca l'inevitabile denuncia del distacco della poesia dalle bestialità dell'epoca contemporanea, come quando la poetessa esclama: “Va avanti muto il vagone della vita. E' il baratro epocale che in orbitali grandezze ci sperde solitarie? S'intrama il gioco dentro il caos”. Eppure nel nuovo nichilismo nascosto che sembra imperare sulle pagine della Di Lisio, emerge che il caos, più che una colpa della contemporaneità, sia come una sorta di condanna metafisica dell'uomo. “Essere è oltraggio” scrive infatti ad un certo punto la poetessa, un'affermazione perentoria, che tuttavia non mette in discussione l'idea di un riscatto esistenziale, riscatto il quale deve passare innanzitutto attraverso la cattura degli attimi, degli istanti, delle sensazioni. Una raccolta a metà strada tra resa e entusiastico fervore. Un nuovo viaggio nelle verità dell'animo umano e del suo rapporto con il tempo. Ecco in conclusione il senso di versi sapientemente orchestrati fra di loro, con una sensibilità estetica di grande pregio e fascino. Un libro elegante, asciutto e sublime, un libro inoltre votato ad un'idea di verità come punto di riferimento valido per tutti. Una verità in cui si riesca ad accettare l'idea della fine, con la possibilità che quella fine sia un nuovo inizio, così almeno lascia intendere la chiusa di una delle liriche, dove si vagheggia di poter “contemplare i silenzi oltre il carro delle ombre”, riferito sì al destinatario della poesia, ma in fondo anche alla poetessa stessa.
Marco Tabellione
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