Un Brutto anatroccolo ironico per la favola in danza di Emotion

18 Aprile 2018

L’AQUILA. La ricerca del gesto e quella personale sono alla base degli spettacoli del Gruppo Emotion, le cui performance sono dei viaggi poetici e introspettivi nell’essere umano e nella società...

L’AQUILA. La ricerca del gesto e quella personale sono alla base degli spettacoli del Gruppo Emotion, le cui performance sono dei viaggi poetici e introspettivi nell’essere umano e nella società contemporanea. Questo filo conduttore è ben visibile nelle nuove coreografie che animeranno il festival Visioni, promosso dalla compagnia di danza Gruppo Emotion diretta da Francesca La Cava all’Aquila, Auditorium del Parco: “Il brutto anatroccolo”, in scena oggi alle17.30 e “Cenerentola?” in cartellone il 9 maggio alle 18.
Nel primo spettacolo la storia si muove sulla strada tracciata da Andersen ma procede, via via, lungo binari propri. Alla fine il brutto anatroccolo diventa uno splendido cigno, ma il percorso verso la trasformazione ha una psicologia speciale: il pennuto non nega la sua “diversità”,ma la abbraccia con un pizzico di ironia, innamorandosi, però, di quel “bello” (i cigni) che sente stranamente vicino e che in realtà è la sua vera natura. Drammaturgia e regia Maria Cristina Giambruno, musiche originali Raffaello Angelini, coreografia di Francesca La Cava. Attori: Guido D’Ascenzo e Alessandra Pavoni. Danzatori: Simonetta D’Intino, Alessia Neri e Nicoletta Ragone. Per l’appuntamento del 9 maggio ancora una favola, forse la più nota e simbolica. Ma già il titolo porta su strade poco battute: “Cenerentola?”. La cultura popolare è diventata uno spazio chiave di scontro tra identificazione e significato, in cui i prodotti culturali non sono semplicemente riciclati bensì reinventati e riconsumati in un sistema sempre più globalizzato, in cui “l’immagine” è di capitale importanza. Cenerentola è una ragazza umile addetta alla casa e al focolare? No. La nostra è una ragazza moderna, intraprendente e viziata o meglio viziosa, consumata dal consumismo e dall’etica della apparenza.