Un festival lungo come un pranzo dal Boss delle cerimonie
É vero, sera dopo sera è andata in crescendo. Pierfrancesco Favino sempre più a suo agio e bravo, sempre più elegante e (chiedetelo a tutte) bello e sfacciato, toccante nei suoi monologhi. La brina...
É vero, sera dopo sera è andata in crescendo. Pierfrancesco Favino sempre più a suo agio e bravo, sempre più elegante e (chiedetelo a tutte) bello e sfacciato, toccante nei suoi monologhi. La brina che avvolge Capitan Baglioni si è sciolta un po’ e lui è apparso sempre più caldo, vagamente più morbido nella postura e affettuoso con i cantanti che lo aiutavano a celebrarsi in duetti arditi. Michelle Hunziker poi, radiosa in abiti haute couture e capelli sciolti sulle spalle, ormai sembrava nel giardino di casa sua ad animare la festa di compleanno dei figlioli, sfornando battute come pop corn e complimenti alle mamme (di Napoli o svizzere che siano) dei piccoli invitati. Le canzoni di Sanremo poi, beh il primo ascolto in certi casi dovrebbe essere anche l’ultimo, e quelle belle lo hanno avuto il modo di farsi apprezzare, perché il dittatore artistico l’ha premesso: la musica sarà la stella polare. Eppure, non sarà che 5 serate di oltre tre ore e mezza ognuna, più Primafestival e Dopofestival,siano tante? Troppe? Ci sono editor che tagliando pagine intere hanno migliorato capolavori della letteratura mondiale, che diamine allora: qualche sforbiciata al Festival si potrà dare. Puntando su qualità degli ingredienti, inventiva e capacità, usano dire gli chef, si fanno piatti eccellenti in porzioni che appagano il palato senza farti sentire come al termine di un pranzo di nozze dal Boss delle Cerimonie: satollo, sfinito, intorpidito nelle membra e nel pensiero, immemore di cosa hai mangiato. E del suo sapore.