Un film su Pincelli il Ribelle questa sera al Museo Colonna

5 Gennaio 2015

PESCARA. Si inititola “Il ribelle” ed è un documentario che racconta la storia di Guido Pincelli un antifascista italiano che cadde combattendo contro le teruppe di Francisco Franco nella guerra...

PESCARA. Si inititola “Il ribelle” ed è un documentario che racconta la storia di Guido Pincelli un antifascista italiano che cadde combattendo contro le teruppe di Francisco Franco nella guerra civile spagnola, nel 1937. Il film, diretto da Giancarlo Bocchi e con Valerio Mastandrea e Francesco Pannofino sarà proiettato, oggi con inizio alle 17.30, nel Museo Colonna in piazza Primo Maggio. La proiezione è stata organizzata dai Giovani di Rifondazione comunista in collaborazione con l’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) di Pescara, in occasione dei 78 anni dalla morte di Pincelli, il 5 gennaio 1937.

«Molti non hanno mai sentito parlare di Guido Picelli», dicono gli organizzatori della proiezione, «eppure è stato uno dei più leggendari combattenti antifascisti. Al comando delle sue “Guardie rosse”, Picelli bloccò alla stazione di Parma un treno di soldati in partenza per l’Albania. Venne incarcerato, restituì al governo il grado di tenente che si era guadagnato nella guerra, ma dopo un anno fu liberato grazie alla sua elezione, con un plebiscito del popolo di Parma, a deputato. Con gli Arditi del popolo fu l'unico a sconfiggere lo squadrismo fascista sul campo come avvenne nelle giornate storiche delle barricate di Parma nell'agosto 1922 quando i 10.000 squadristi radunati da Italo Balbo furono costretti alla ritirata (con lui c'era l'anarchico abruzzese Antonio Cieri, anche lui morto in Spagna. Deputato comunista il 1°maggio 1924, issò la bandiera rossa su Montecitorio per protestare contro l'abolizione della Festa dei lavoratori da parte del regime. Dopo 5 anni di confino, sfuggendo alla polizia fascista espatriò clandestinamente prima in Francia da dove fu espulso per le sue attività di organizzatore antifascista e poi in Belgio dove partecipò allo storico sciopero dei minatori del Borinage e, quindi, espulso. Giunto in Urss, Pincelli fu oggetto di sospetti per contatti con l'opposizione trotzkista. Quando morì in Spagna la Repubblica gli dedicò tre funerali a Madrid, Valencia e Barcellona dove parteciparono 100mila persone. Alberto Bevilacqua ne fece il protagonista del suo primo romanzo “Una città in amore”. Pino Cacucci ne racconta l’epopea in “Oltretorrente”. Non ha tutti i torti Giancarlo Bocchi quando lo definisce "il Che Guevara italiano"».

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