Una lite tra due sanvitesi doc e il trabocco finisce per iscritto

È 1749: per la prima volta si mette nero su bianco il nome delle macchine da pesca Il documento d’archivio citato nell’ultimo libro dello studioso Cuzzucoli Crucitti
LANCIANO. Quando il primo trabocco è spuntato al largo della costa frentana non è dato saperlo. Possiamo però dire quando la parola «trabocco» è stata messa per la prima volta per iscritto. Correva l’anno 1749 e tutto nasce da un contenzioso, più o meno come per la prima attestazione del volgare, il celebre Sao ko kelle terre... dei Placiti capuani del X secolo. Nel nostro caso il testo è rappresentato dagli atti di un’inchiesta promossa dall’arcivescovado di Chieti per un taglio abusivo di alberi: l’uno contro l’altro ci sono due contadini sanvitesi, Antonio Cuppido e Tommaso di Jacobo Antonio, che appunto si accusano a vicenda di aver tagliato «tre querce alla valle del Molino per fare un trabocco».
A raccontarci la vicenda è Rocco Cuzzucoli Crucitti, originario di Reggio Calabria dove è nato nel 1952 ed ex segretario comunale di San Vito Chietino, già autore di diverse ricerche e pubblicazioni sulla storia e l’economia della costa abruzzese. L’ultimo testo dato alle stampe da Cuzzucoli Crucitti per Meta edizioni è “I fuochi, il contribuente e le anime”, studio sul paesaggio agrario del litorale sanvitese dal ’700 ai giorni nostri. Un lavoro frutto di una scrupolosa ricerca che ha avuto come oggetto in particolare il “Catasto onciario carolino” e i rogiti notarili della città di Lanciano.
Il lavoro dello studioso è un lungo e appassionante tuffo nel passato e nell’assetto sociale, antropologico, economico e produttivo dei territori e delle comunità di San Vito e di Sant’Apollinare. Nelle pagine di “I fuochi, il contribuente e le anime” vengono ricostruiti il paesaggio agreste e incontaminato, l’assetto colturale, sociale e umano, attraverso gli antichi toponimi e le testimonianze del passaggio e dell’insediamento di gente al seguito dei Longobardi. Il repertorio documentale inedito conservato nei vari archivi pubblici, insieme al contributo di altri cultori di storia locale, permette di cogliere le trasformazioni epocali che hanno contribuito a forgiare la costa dei trabocchi come la conosciamo oggi. E tra queste trasformazioni c’è appunto la canonizzazione della parola che oggi la definisce: «trabocco» appunto, di certo già in uso da tempo, ma attestata per la prima volta nel 1749. Il documento nel quale per la prima volta viene messo nero su bianco il trabocco, si trova nell’archivio diocesano di Chieti, e vede tra l’altro protagonisti quelli che sembrano proprio due sanvitesi doc ante litteram: da un lato infatti c’è un “Cuppido”, cognome oggi tipicamente sanvitese nella versione “Cupido”, e dall’altra Tommaso figlio di Jacobo Antonio che apparteneva a una linea parentale dei Verì, altro cognome tipicamente sanvitese.
©RIPRODUZIONE RISERVATA