Valori: tra Medit Orchestra e Manhattan Transfer una storia d’amore da film

PESCARA. «È una cosa di quelle che sembra accadano solo nei film». Così Angelo Valori, compositore, direttore d’orchestra, produttore e docente abruzzese parla della collaborazione con The Manhattan...
PESCARA. «È una cosa di quelle che sembra accadano solo nei film». Così Angelo Valori, compositore, direttore d’orchestra, produttore e docente abruzzese parla della collaborazione con The Manhattan Transfer, che dirigerà il 22 novembre al teatro Massimo di Pescara, in occasione di una delle tappe italiane del Big Farewell Tour. Ad accompagnare sul palco uno dei gruppi che hanno fatto la storia della musica mondiale sarà la sua Medit Orchestra. L’ensemble si esibirà con i Manhattan nelle due tappe speciali del tour di addio alle scene, dopo una carriera straordinaria durata cinquant’anni. Il concerto si inserisce nella programmazione del Centro Adriatico Produzione Musica.
«Quelle di Pescara e di Pistoia – in programma il 23 novembre al teatro Manzoni – sono le uniche due date italiane dei Manhattan con l’orchestra sinfonica. L’ultimo disco con cui sono stati nominati ai Grammy Awards è sinfonico e vantano una ricca attività in questo senso. Saranno due concerti molto particolari, gli ultimi due in Italia in assoluto, perché a fine stagione termineranno la loro attività».
Maestro come nasce la collaborazione con i Manhattan?
È stata una cosa di quelle che sembra che succedano solo nei film. Quest’estate, quando sono venuti a Pescara, mi trovavo fuori città. Mi scrisse la loro manager e, scherzando, mi disse: “Veniamo a Pescara e non ci sei!”. Le risposi che mi dispiaceva molto, sono un fan dei Manhattan Transfer, li ho sempre amati molto. Mi parlò della loro nomination ai Grammy e mi propose: “Ti andrebbe di fare un concerto con loro con l’orchestra?”. Non riuscivo a crederci, pensavo che scherzasse.
Cosa può aspettarsi il pubblico abruzzese?
L’idea iniziale era fare i pezzi del loro ultimo cd dove ci sono anche canzoni del loro repertorio storico. Man mano che si andava avanti, si è capito che questi sarebbero stati gli ultimi concerti sinfonici della loro carriera. Così, hanno proposto di eseguire un programma che fosse una cavalcata attraverso la loro intera produzione. Sarà emozionante. Nel corso della loro carriera, sono passati attraverso stili e generi diversi con autenticità e qualità, conquistando un pubblico molto ampio.
Come prende vita il progetto della Medit Orchestra?
Rappresenta uno dei frutti di questa mia passione per i Manhattan, che sono stati un’ispirazione importante per un progetto di produzione e ricerca nato all’interno del Conservatorio: il Contemporary Vocal Ensemble. Quando i ragazzi si sono diplomati, abbiamo cominciato a chiamarci Medit Voices. Medit è un mio progetto da sempre, l’abbreviazione di Mediterraneo. Tre anni fa è nata la Medit Orchestra, un’esperienza cominciata quasi per gioco. Abbiamo iniziato nel 2020 con un concerto dedicato alle arie di Tosti, rivisitate in un linguaggio contemporaneo, in collaborazione con Fabrizio Bosso. La particolarità è che proponiamo un repertorio jazz o d’autore. Abbiamo iniziato a collaborare con artisti jazz e con cantautori, altra mia grande passione. L'idea di specializzare un organico classico nel linguaggio contemporaneo è piaciuta molto e c’è soddisfazione nell’aver dato vita, in un territorio di provincia, lontano dai grandi centri produttivi, a una formazione che viene apprezzata da tanti musicisti importanti. Dee Dee Bridgewater ha apprezzato molto i criteri di gender balance nella formazione dell’orchestra – in un mondo, quello del jazz, notoriamente molto maschile – e che sia formata in buona parte da under 35.