Vanessa Scalera all’Aquila con “La sorella migliore”

14 Gennaio 2024

L’AQUILA. Ha chiuso il 2023 con due grandi prove d’attrice: per il cinema in “Palazzina Laf”, esordio alla regia di Michele Riondino con una storia vera in cui Vanessa Scalera è una operaia mobizzata;...

L’AQUILA. Ha chiuso il 2023 con due grandi prove d’attrice: per il cinema in “Palazzina Laf”, esordio alla regia di Michele Riondino con una storia vera in cui Vanessa Scalera è una operaia mobizzata; per la televisione, con un nuovo capitolo che Rai Uno ha aggiunto alla sua collezione di trasposizioni eduardiane, “Napoli milionaria” affidata alla regia di Luca Miniero, con Massimiliano Gallo e l’attrice pugliese, coppia tornata al “servizio” dei capolavori di De Filippo, dopo il successo di “Filomena Marturano”, nella commedia più «contemporanea» dell'autore napoletano con i suoi riferimenti alle aberrazioni delle guerre e al potere del denaro, racconto, attualissimo, della potenza del denaro e della sua capacità di corrompere le anime». Boom di ascolti con quasi 3 milioni e 800 mila spettatori e il 22% di share.
Vanessa Scalera apre il 2024 ancora a teatro, portando in palcoscenico “La sorella migliore” di Filippo Gili, regia Francesco Frangipane. La pièce è inserita nella stagione teatrale aquilana, organizzata dal Teatro Stabile d’Abruzzo e andrà in scena all’Aquila martedì 16 gennaio alle ore 21, e in doppia replica mercoledì 17 gennaio, alle 17.30 e alle 21, al Ridotto del teatro comunale. Con Scalera in scena Daniela Marra, Giovanni Anzaldo e Michela Martini. Una produzione Argot Produzioni, Infinito Teatro, Teatro delle Briciole, Solares Fondazione delle Arti. Vanessa Scalera – tra l’altro reduce dal ruolo dell’esuberante investigatrice “Imma Tataranni sostituto procuratore”, ancora con Gallo, serie televisiva alla terza fortunata stagione – è l’intensa protagonista di un appassionante dramma familiare, “La sorella migliore” dove l’amore si scontra e fa a botte con il senso di colpa e il rimorso, in un turbinio di sentimenti e riflessioni su ciò che è giusto, che è morale.
Come cambierebbe la vita di un uomo, anni prima colpevole di un gravissimo omicidio stradale, se venisse a sapere che la donna da lui investita e uccisa avrebbe avuto, per chissà quale male, nell’istante dell’incidente, solo tre mesi di vita? Sarebbe riuscito a sopportare, con minor peso, gli anni del dolo e del lutto, gli stessi in cui vivono per chissà quanti anni ancora, le persone legate alla donna uccisa? E quanto sarebbe giusto offrire alla coscienza di un uomo, macchiatosi di una tale nefandezza, una scorciatoia verso la leggerezza, verso la diluizione di un tale peso? Ma poi siamo così sicuri che un familiare, una strana sorella, per quanto possa amare lo stolto, gli regalerebbe questa comoda verità? Oppure a suo modo, mettendo da parte l’amore – e forse per chissà quali pregressi – gliela farebbe comunque scontare?