Vasco sul red carpet ritorna a fare il divo «Qui mi sento attore»

12 Settembre 2015

Il Komandante protagonista al Lido. Migliaia di fan in festa Anteprima del “Decalogo” ma i flash sono per la rockstar

VENEZIA. Mai nessuno come lui, eppure questa è la casa dei divi, qui le urla sono di casa, le ore di attesa sono la regola, la passione che scivola nell’isteria è la norma. Mai nessuno come Vasco Rossi, e per un giorno, un giorno di follia rock, il cinema lascia il palcoscenico alla musica e il red carpet della Mostra di Venezia si trasforma in uno stadio, con la musica del Komandante che romba, gli avambracci che si sporgono per ottenere un autografo che domani sarà ripassato in indelebile tatuaggio, i fan assiepati sui ponti per omaggiare la rock star al suo passaggio perfino un fotografo, si dice, che all’arrivo in aeroporto nella concitazione manca il passo e finisce in canale con tutta l’attrezzatura. Non si può certo dire che il presidente della Biennale Paolo Baratta, e il direttore della Mostra Alberto Barbera, abbiamo portato al Lido l’anteprima del “Decalogo di Vasco” di Fabio Masi, per le sue qualità di documentario. Chi l’ha visto in anteprima garantisce al contrario che il film è un viatico al pisolino, e che di nuovo, su Vasco, non dice nulla. Ma l’idea di portare al Lido il Komandante è andata a bersaglio: da una parte migliaia di fan, dall’altra un Vasco in una forma fisica e con una disponibilità d’animo come forse (pur essendo lui un generoso) non si era mai visto.

Quarantacinque minuti di red carpet, su e già a posare per i selfie e a firmare qualsiasi cosa: braccia, zaini, facce, libri, quaderni. Strette di mano, sorrisi, chiacchiere, in un tu per tu che anche i fan più assidui giurano di non aver provato mai. Dicono che lo amano perché «regala sogni a chi non ne ha più», lui risponde che ha un segreto, e grazie a quello piace a nonni, padri e figli nello stesso modo. Il segreto è che «quando la musica incontra le parole, e tra queste si crea armonia, ecco, è un grande miracolo, tanto che la gente finisce per amare non solo la canzone, ma anche chi gliela porta».

La giornata di Vasco al Lido inizia alle 17.30 con l’arrivo alla darsena dell’Excelsior e un tutto esaurito dalla terrazza che le si affaccia. «È un onore essere qui, mai avrei pensato a una cosa del genere nella mia vita, ma nemmeno in sogno. Oggi mi sento un attore a mia insaputa».

Aspetta che prima di lui sfilino i protagonisti delle altre passerelle del giorno. Il red carpet degli uomini scalzi in marcia per i profughi: «Se dovessimo scappare noi e ci chiudessero le porte in faccia, molti di quelli che parlano oggi in Italia starebbero zitti», dice. Infine Vasco arriva, sembra una rockstar da discoteca anni Settanta, tutto in nero lurex, Borsalino compreso. È quello che di solito si chiama delirio, in queste occasioni, ma in realtà è una grande festa: gli altoparlanti sparano le sue canzoni, la gente canta, anche il ragazzo di Como, il primo ad arrivare, una notte in sacco a pelo per il suo idolo.

Tre quarti d’ora così, un tuffo tra i fotografi, uno scambio di saluti con il presidente Baratta; poi la doppia proiezione per un totale di 2 mila e 800 spettatori prenotati da tempo. Cena sulla terrazza della Biennale, pochissimi ospiti e un piatto speciale: per lui lo chef Tino Vettorello ha inventato l’Orata Spericolata. È un modo per consacrarlo divo una volta di più.

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