Veltroni, “Odiare l’odio” dal ’900 ai social

Sugli scaffali da oggi il nuovo libro del politico, scrittore e regista che racconta il valore delle parole
Una «lunga bava di lumaca nella vita di ciascuno di noi». È l’immagine dell’odio, quel «sentimento livido» del quale Walter Veltroni ci mostra gli effetti nel suo nuovo libro “Odiare l'odio”, in libreria per Rizzoli da oggi.
«Quando si è diffuso, ha determinato, nella storia dell’umanità, i momenti più tragici e le pagine più scure», spiega Veltroni. Dalle grandi persecuzioni del Novecento alla violenza sui social, in “Odiare l'odio”, il politico, scrittore e regista racconta «le conseguenze tragiche di una malattia del nostro tempo» fornendo anche un’ampia documentazione di dati e ricordando le parole di grandi scrittori e intellettuali. Da Cesare Pavese che diceva «si odiano gli altri, perché si odia se stessi» ad Amos Oz e John Donne che «ha lasciato in eredità al mondo intero quella meravigliosa frase che dice: “Nessun uomo è un'isola”, cui oso aggiungere: “Nessun uomo è un'isola, ma ognuno di noi è una penisola, una mezza isola”». Veltroni invita a non dimenticare il grande valore delle parole: «No, le parole sono la cosa più importante della vita: è in base a loro che ci scegliamo, scegliamo la persona che amiamo, gli amici che abbiamo, le vite altre che vogliamo vivere leggendo un libro o vedendo un film o ascoltando della musica. Le parole hanno cambiato il mondo».
In questo viaggio nell’universo dell’odio, che è sempre il prologo della violenza, Veltroni parte dal ventennio fascista, quando suo nonno, preso dai nazisti, nel 1944 fu portato insieme a sua nonna, a via Tasso, racconta la sua generazione che ha conosciuto «il tempo dell'odio» negli anni di piombo e quella precedente che «ha pagato il prezzo infinito delle persecuzioni, della galera, della guerra civile» e approda a un presente segnato da una decrescita tutt'altro che felice. «Dal 2007 al 2018 il Pil, per la prima volta nella storia del dopoguerra italiano, è diminuito del 4,3 per cento, quello pro capite del 6,9, i consumi delle famiglie del 2, la compravendita di abitazioni del 23,7, l’indice della produzione industriale del 17,9 per cento» afferma, citando i dati, Veltroni che mostra anche come si stia rischiando di tornare a un passo dall’abisso. Tra «le belve risorgenti» del nostro tempo c’è l’antisemitismo che vede una vittima e testimone della Shoah come Liliana Segre costretta a girare con la scorta. La dinamica perversa dei social, tra odio e fake news ci ha portato ad abbattere barriere considerate a lungo inviolabili, come il rispetto della malattia. Tra le vicende più sconvolgenti Veltroni indica quella di Nadia Toffa, la giornalista e conduttrice delle Iene morta nell'agosto 2019, che ha raccontato la sua lotta contro il cancro. Mentre, tra gli esempi più belli cita quel cambio di mentalità che ha portato al passaggio dall'idea del possesso dei beni a quella della loro condivisione. Veltroni affronta anche il tema dell'immigrazione, invita a recuperare l'indignazione e sottolinea che se all'odio si contrappone altro odio, allora sarà l'odio a vincere.
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