Verismo, circo, danza, varietà: la poesia su tela di Melarangelo

14 Luglio 2022

Teramo rende omaggio al “suo” pittore ammirato nel mondo con la mostra “L’artista e i suoi percorsi” allestita all’Arca. E da oggi ciclo di conferenze

TERAMO. Il mondo umile e povero del circo e del varietà, il mondo sognante della danza: sono gli universi, i più ricorrenti, cantati dalla pittura di Giovanni Melarangelo, il maestro teramano capostipite di una famiglia di artisti che ha lasciato il segno nella storia dell’arte teramana e abruzzese e non solo. La sua Teramo lo celebra con la mostra “Giovanni Melarangelo (1903-1978): l’artista e i suoi percorsi”, che sarà inaugurata nelle sale de L’Arca – Laboratorio per le Arti Contemporanee oggi e resterà allestita fino all'11 novembre. È il Comune di Teramo a organizzarla, nell’ambito del suo cartellone estivo Teramo Natura Indomita, insieme a Fondazione Tercas, Università di Teramo - facoltà di Scienze della comunicazione, associazione culturale Teramo Nostra.
A quasi 120 anni dalla nascita dell’illustre concittadino, che vide la luce il 4 gennaio 1903 in vico del Pensiero, nel quartiere del Carmine, l’amministrazione ricorda Giovanni Melarangelo con una serie di iniziative coordinate da Paolo Coen, ordinario di Storia dell’arte moderna nell’ateneo aprutino e docente di Museologia all’università La Sapienza. Il ragionato omaggio all’artista abruzzese si articola nella mostra e in una giornata di studi, sempre oggi, e in un ciclo di 5 conferenze in calendario da settembre a metà novembre.
Il convegno si snoderà nella mattina (9-13) e nella prima parte del pomeriggio di oggi nell'Ipogeo: studiosi e accademici approfondiranno la figura e l’opera di Giovanni Melarangelo in termini scientifici, moderni e interdisciplinari. Nella seconda parte (15-17) spazio alle testimonianze di carattere memoriale: il maestro nel ricordo dell'allieva Gabriella Albertini; l’artista e la sua famiglia votata all’arte, il figlio Sandro e il nipote Marino, entrambi pittori, l’altro nipote Alberto, storico dell’arte. Alle 18.30, verrà inaugurata all’Arca la mostra “Giovanni Melarangelo: l’artista e i suoi percorsi”, una cinquantina di opere (tele, disegni, incisioni) ordinate in 4 sezioni, a ripercorrere la carriera dell’artista. Le creazioni di Melarangelo dialogheranno con opere di autori precedenti o a lui contemporanei. Melarangelo ha avuto una visione sociale dell’arte. La sua poetica e il suo afflato verso ultimi e derelitti provenivano dagli anni in cui, adolescente, aveva frequentato l'ospizio e orfanotrofio San Carlo diretto dal pittore Vittorino Scarselli. A lezione di disegno e pittura da questi, allievo e amico di Teofilo Patini, Giovanni era stato mandato dalla zia paterna Domenica, che l’aveva cresciuto quando era rimasto orfano a 16 mesi. Bambini e vecchi ricoverati nell’istituto i suoi primi modelli, raffigurati secondo lo stile verista appreso da Scarselli. Negli anni ’30 la sua pittura abbandonerà il Verismo sposando le tendenze più libere, nella stessa direzione di artisti come Scipione e Mafai della Scuola Romana, il Gruppo dei Sei a Torino o i milanesi di Corrente. Veniva considerato un pittore modernista, o post-impressionista come amava dire di sé. Ma è negli anni ’40 che approderà al tema prediletto, lo spettacolo minimo e povero del circo e del varietà, rappresentato anche dal cinema di Chaplin e Fellini. Un mondo che Melarangelo conosceva bene. La tessera giornalistica avuta dal giornale per cui disegnava caricature, Il Piccolo Sasso, gli consentì di frequentare il teatro, il cinematografo, il circo. Ammirato da Margherita Sarfatti, la storica dell'arte vicina a Mussolini, amico dei Cascella, di Venanzo Crocetti, del fotografo Pasquale De Antoniis, Giovanni visse negli anni ’50 e ’60 la stagione artistica più felice e di maggiore eco, anche tra critici e collezionisti, tra i quali il fantasista Erminio Macario, campione di quel mondo, l'avanspettacolo, cantato dal maestro teramano con dolce malinconia.