Veronica Pace al debutto con “Alice”: «Sfido la paura e la sconfiggo con l’amore»

AL Fenaroli la prima dello spettacolo teatrale della regista teatina È ispirato al capolavoro di Carroll: «Denuncia gli abusi e la crudeltà»
LANCIANO. Alice in fuga dalla realtà, Alice in manicomio tra sogno e incubo, Alice nel tunnel del perduto stupore. Debutto in prima nazionale domani alle 21 e domenica alle 17 al teatro Fenaroli di Lanciano per “Alice”, nuova produzione di Veronica Pace e dei suoi freschi attori e attrici, ormai un corpo inscindibile che vola alto col nome di “Shakespeare in sneakers” (già “Shakespeare in Converse”). Tratto da “Alice nel paese delle meraviglie” e “Attraverso lo specchio” di Lewis Carroll, “Alice” è frutto degli ultimi due anni di lavoro della regista e autrice, Veronica Pace, ex attrice, e degli attori da lei formati. Gli interpreti sono: Alice “sopramondo”: Alice Tonelli, Alice “sottomondo”: Anna Tonelli, Bianconiglio: Riccardo Pellegrini, Dum: Francesco Salvatore, Dì: Asia Gasbarri, Regina Bianca: Serena Sablone, Ghignagatto: Eugenia Malandra, Cappellaio Matto: Lorenzo Di Credico, Lepre Marzolina: Noemi Valentini, Regina di Cuori: Benedetta Di Marco, Ghiro/Piccione: Elena Flocco, Duchessa: Carla Di Renzo, Cuoca: Alessia Criber, Gi: Giada Marchesani. Teatina d'origine, si è formata in Italia e negli Stati Uniti e ha debuttato a teatro a 18 anni, Veronica Pace è oggi un'autrice matura che indaga gli abissi dell'animo umano.
Uno spettacolo duro, una realtà distorta: “Alice” vittima dei tempi di pandemia?«Senza dubbio. Pur conservando personaggi e tratti narrativi dell'opera di Carroll, “Alice” se ne discosta profondamente. Il mondo della fantasia creato dallo scrittore inglese diventa il modo in cui Alice fugge dalla realtà, da una consapevolezza che ha cercato a lungo di ignorare e che sarà costretta ad affrontare. Il paese della meraviglie che crea è una finzione del suo piccolo “io” rintanato in un mondo di sogno. La mia Alice ha una personalità scissa».
Lettura psicanalitica?«Profondamente. Mi sono documentata a fondo sui libri di Carroll, “Alice nel Paese delle meraviglie” e “Attraverso lo specchio”, che ho tradotto nei due anni di scrittura del mio spettacolo. Questo lavoro è frutto del lockdown, in cui ho scritto tre spettacoli. Più degli altri, “Alice” contiene paura, sofferenza per la pandemia e lo stato di ansia che tutti abbiamo vissuto. Appena si è potuto abbiamo allestito lo spettacolo all'aperto, in campagna. Voglio anche sottolineare la grande professionalità dei ragazzi in scena».
Come spiega la scelta di vietare lo spettacolo ai minori di 14 anni?
«Evito di spoilerare ciò che gli spettatori scopriranno, dico solo che “Alice” è uno spettacolo dai contenuti forti che denuncia la follia, la diversità, gli abusi. È emblema della crudeltà del mondo, ma ci mostra come anche nei luoghi oscuri la luce riesca a squarciare le tenebre grazie all’amore, forza universale».
Gli adolescenti sono i suoi interlocutori privilegiati. “Shakespeare in sneakers”, la sua associazione teatrale, è il risultato di un lavoro decennale partito dai laboratori tra i banchi del liceo classico “Vico” di Chieti fino a diventare una realtà con decine di attori.«I giovani sono pieni d'amore e chiedono ascolto. Durante il lockdown abbiamo scritto monologhi di paura, dolore, umanità. Ho avuto un picco di iscritti nella didattica online, abbiamo lavorato in silenzio, tenendoci stretti, per dare un futuro a quanto costruito nel tempo. Ma prima di me va dato atto a due donne che hanno creduto nel mio progetto, Giuseppina Politi e Paola Di Renzo, dirigenti scolastiche che hanno visto in me più di quanto io stessa vedessi. A 27 anni lavoravo come attrice e mi sono scoperta regista, se è meglio non so dire sta di fatto che il mio sogno è di autodirigermi e tornare a calcare il palcoscenico. Al momento mi sono ricavata un piccolo ruolo in “Alice”, lo psichiatra».