«Vi racconto La caduta di Troia: è attualissima»

L’attore apre il Festival “La cultura dei Legami” «Spero che a Pescara la serata sia coinvolgente»
PESCARA. «Ho visto le foto del teatro dove faremo lo spettacolo, un posto molto bello, spero che la serata sia coinvolgente». Massimo Popolizio, pluripremiato interprete di teatro, cinema, fiction tv, sarà stasera al teatro D'Annunzio di Pescara con “La caduta di Troia”, della compagnia Orsini, potente racconto dal Libro II dell’Eneide di Virgilio. Popolizio, che firma adattamento e regia, sarà accompagnato da musiche e canti dell'antico Mediterraneo eseguite dal vivo dai loro autori, Stefano Saletti, Barbara Eramo e l’iraniano Pejman Tadayon. “La caduta di Troia” (ore 21.15) apre il trittico proposto dal 7° festival di teatro contemporaneo “La Cultura dei Legami” ideato e diretto da Edoardo Oliva, del Teatro Immediato, nel cartellone dell’Ente manifestazioni pescaresi.
Perché Virgilio?
Potevo scegliere l’Iliade, l’Odissea, si fa una scelta. Ognuno poi leggerà nello spettacolo quello che vuole, l’esule, la contemporaneità di una città irachena distrutta. È molto più di una lettura scenica, in cui la musica non è semplice sottofondo ma un contrappunto, un linguaggio che fa da piattaforma alle parole, al racconto dell’uccisione di una città, della storia, della memoria. Il racconto è contrapposto ai ritmi musicali, si passa da strumenti persiani a strumenti greci, da canti in latino e greco antico a canti arabi, è una tessitura musicale complessa.
Dopo dieci anni di assedio i troiani sono desiderosi di accettare il dono dei Greci. Fa pensare alla speranza di una vita normale rompendo l’assedio del Covid.
Invece, grazie a Franceschini e Draghi, abbiamo saputo che la vita normale non c’è. Stamattina (ieri ndc) abbiamo saputo del green pass per gli spettacoli all’aperto. Oltre ai limiti che già ci sono servirà il passaporto Covid, non richiesto però alle stesse persone che dopo lo spettacolo andranno al ristorante o al bar all’aperto. Ristoratori e bar sono una lobby potente protetta dalla Lega. È una vergogna nazionale, col green pass lo spettacolo viene ancora penalizzato e marginalizzato. Nell’Eneide c’è un momento in cui il sacerdote Laocoonte dice: temo i Greci anche quando portano doni (Timeo Danaos et dona ferentes), una battuta da fare al governo Draghi per questo bel dono.
Ha avuto il Premio Flaiano nel 2018 per “Sono tornato”, in cui era Mussolini redivivo ai giorni nostri. Come ha vissuto quel film girato tra la gente con camera nascosta, con le persone che le chiedevano i selfie?
Non solo selfie, anche peggio nella scena in cui io e Stefania Rocca giravamo in auto scoperta per Roma e la gente faceva il saluto fascista. Mi si rivolgevano come fossi davvero il duce o un aspirante tale, avevano veramente la speranza che lui tornasse. La sinistra non si è accorta che questo sta diventando un Paese di destra, per mancanza di cultura e memoria. Nessuno sa più chi era il duce e cos’è stato il fascismo, tanto meno i giovani fascisti. Intanto la destra sta andando avanti cavalcando la paura come fece Mussolini.
Tanti premi, su tutti 5 Ubu per il teatro e 3 Nastri per il cinema, l’ultimo per “I predatori”. A quale è più legato?
I premi fanno tutti piacere, ma non cambiano la vita. I premi cinematografici portano più soldi alle produzioni che scritturano l’attore premiato. I premi teatrali non servono alla carriera di nessuno, non seminano, anche a causa di una legge che ha parcellizzato le produzioni, incentivando tante piccole cose, che costino poco, con attori giovani. I 50enni sono quasi tagliati fuori.
Ha diretto l'attore avezzanese Lino Guanciale in “Ragazzi di vita” di Pasolini, com'è andata?
Ma con Lino ci conosciamo da anni, ci siamo incontrati in scena molte volte, Lino ha iniziato bambino. Il suo percorso lo ha fatto poi diventare un volto famoso della tv. Ormai non si può più andare in giro con lui (ride, ndc), lo fermano continuamente per i selfie.
Allievo di Ronconi, ha recitato in tanti suoi spettacoli. Quale suo insegnamento ha portato con sé?
Alzare sempre l’asticella, non accontentarsi, non fregare il pubblico. Mettere nel lavoro cura massima e passione. Ho seguito il suo imprinting etico, faticoso ma pure divertente. Lui era anche ironico e dissacrante. È un equilibrio difficile da raggiungere, tra le difficoltà e il fare bene uno spettacolo, tra impegno e distacco .