Viaggio in Abruzzo lungo le storie dell’elettrodotto

17 Maggio 2015

Oggi a Lanciano Giorgio Taraschi presenta il suo reportage fotografico fra le popolazioni toccate dai grandi cantieri

LANCIANO. Un guerriero dei nostri tempi impugna una spada stellare che in realtà è un neon acceso dall’energia elettromagnetica sprigionata dai cavi dell’alta tensione di un elettrodotto. E’ l’immagine simbolo del nuovo reportage del fotografo internazionale Giorgio Taraschi, “Autostrada energetica”, che racconta, dal suo punto di vista, l’impatto, sulla natura e sulle persone, del nuovo elettrodotto che Terna si appresta a realizzare tra Villanova e Gissi.

Il suo ultimo lavoro viene presentato oggi a Lanciano (alle ore 18,30, nel Polo museale), attraverso la proiezione di slide, nell’ambito della rassegna “Immagina” organizzata dall’associazione Social Photography Street 6212.

Taraschi, 28 anni, originario di Teramo, vive a Bangkok in Thailandia, dove collabora con testate prestigiose di tutto il mondo, quali ad esempio International New York Times e The Guardian. Quello sull’elettrodotto Villanova- Gissi è il suo primo lavoro italiano.

«Non ho mai lavorato a un progetto in Italia e per l’Italia», racconta Giorgio Taraschi, «finora non avevo mai trovato qualcosa che mi attraesse davvero. Si vanno sempre a cercare storie all’estero, e poi l’Italia ne è ricca».

«La storia di questo reportage è nata per caso, come spesso accade per le storie più interessanti», spiega il fotografo, «non conoscevo la storia dell’elettrodotto perché da tre anni vivo a Bangkok. Una sera di gennaio, guardando il Tg2, ho visto l’intervista a Maria Paola Di Sebastiano, del Comitato No elettrodotto, sull’esperimento con i neon sotto l’elettrodotto esistente a Villanova, per dimostrare la presenza di inquinamento elettromagnetico. Mi sarebbe piaciuto immortalare quei tubi al neon che, per l’effetto Tesla, si accendevano spontaneamente in prossimità dei fili dell'alta tensione. Ma in quel momento l’occasione era persa. Però, mi è venuta la curiosità di capire di cosa si trattasse. E ho scoperto che c’era una storia più grande dietro».

Gli scatti, una quarantina (24 quelli selezionati dall’autore), sono stati realizzati in un mese, tra l’11 marzo e il 9 aprile scorsi, ripercorrendo il tracciato dell’elettrodotto da Filetto ad Atessa alla Val di Sangro. Tra le prime immagini immortalate dall’obiettivo di Taraschi c’è il traliccio spezzato in due a Roccascalegna, dopo il forte maltempo dei primi di marzo.

Ma il reportage è soprattutto una storia di ritratti. «Le persone che ho fotografato, disponibilissime, mi hanno fornito una panoramica più ampia del problema», dice Giorgio Taraschi. «Mi sono focalizzato sulle persone più colpite, che hanno subito espropri o pressioni dall’azienda. Anche se non mancano foto di ambiente, come i depositi temporanei di tralicci nel letto di un fiume o prati verdi e colline in fiore, per far vedere cosa perderemo».

Tra le storie immortalate c’è quella di Mirella De Rosa che, dopo aver depositato in Comune il progetto della sua nuova casa, ha saputo di avere il terreno espropriato per il passaggio della nuova linea. «E’ una storia forte e triste», spiega Giorgio Taraschi, «come per l’altro ritratto di guerriero lo spirito combattivo c’è, ma è velato da rassegnazione e tristezza». “Autostrada energetica” non è il vero titolo del reportage del fotografo teramano. «In realtà si intitola “Si stanno prendendo la nostra terra” ed è il primo capitolo di un progetto più grande su temi ambientali che porterò avanti il prossimo anno», racconta Giorgio Taraschi, «dal progetto Ombrina alle trivellazioni Eni nell’acquedotto di Novara. Bangkok è un cubo soffocante di cemento, così la definiva Tiziano Terzani. Dopo anni sono tornato per godermi finalmente la primavera nella mia terra e vedere che la stanno distruggendo, a poche decine di chilometri da casa mia, non mi ha fatto piacere. Mi sarei sentito in colpa a non occuparmene».

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