Vincono la risata di Joker e il Martin Eden di Marinelli

8 Settembre 2019

Il Leone d’oro al film di Todd Philips sul personaggio della saga di Batman Il premio per il migliore attore al protagonista della pellicola tratta da London 

Vince il Leone d'oro la risata amara di Joker di Todd Philips, film d'autore da box office, e mette d'accordo tutti in questa 76eSima edizione della Mostra Internazionale d'arte cinematografica che si è chiusa ieri sera. Nulla da dire anche sul secondo premio per importanza ottenuto da J'accuse di Roman Polanski, thriller storico ammantato da perfezione stilistica che guadagna il Gran premio della giuria. E l'Italia vola poi e fa il bis, anche forse grazie alla verve livornese di Paolo Virzì in giuria: prima con la Coppa Volpi andata a Luca Marinelli per Martin Eden di Pietro Marcello e poi, davvero a sorpresa, con il Premio speciale della giuria ottenuto da La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco, un film sicuramente di difficile fruizione per giuria internazionale che forse, per dargli un riconoscimento, si è avvalsa di una solida spiegazione e contestualizzazione.
Ma che cos’è Joker di Todd Philips? C'è tanta spazzatura e follia a Gotham City e anche tanta voglia di uccidere i ricchi (ma non lo dite al regista Todd Phillips che negherà). È qui che vive il Joker interpretato da Joaquin Phoenix, un uomo abusato dalla vita, da sempre bullizzato, pazzo quanto basta e con una risata-pianto che terrorizza. Il film di Phillips, che si potrebbe definire un blockbuster noir in odor di capolavoro, dopo la vittoria al Lido guarda a tutto diritto agli Oscar (come è un pò tradizione per i film Usa al Lido).
Basato sull'omonimo personaggio dei fumetti Dc Comics creato da Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson, il film, in sala del 3 ottobre con la Warner, racconta la storia delle origini del personaggio. Chi è mai Joker-Phoenix? È un quarantenne che vive con la mamma, un tipo mite che crede di essere destinato a far ridere la gente.
In realtà fa l'uomo sandwich vestito da clown per le strade di una Gotham City, città piena di spazzatura, traffico e cattiveria. Sua unica aspirazione quella di diventare uno stand up comedy, proprio come il suo eroe tv Murray Franklin (Robert De Niro) che vorrebbe tanto conoscere.
Comunque va detto che Lucrecia Martel, presidente di giuria, che era partita col piede sbagliato per aver, a inizio festival, suscitato polemiche per le sue parole su Polanski, alla fine ha messo in campo un palmares più che equilibrato.
Stride però un po’, in queste scelte, il Leone d'argento per la migliore regia andato allo svedese Roy Andersson con About endlessness, già vincitore nel 2014 del Leone d'oro con Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza che ha riproposto al Lido quest'anno gli stessi “'tableaux vivants” di allora in una prospettiva anche più minimalista, ovvero che anche l'ordinario ha le sue luci brillanti.
Coppa Volpi più che meritata per la migliore attrice andata in questa edizione alla grande Ariane Ascaride per il film Gloria mundi di Robert Guédiguian. La moglie e musa del regista interpreta nel film la solida ex moglie di un carcerato che, dopo essersi rifatta una vita con un altro uomo, deve affrontare la crisi della sua famiglia che si sta sfaldando nella tragica crisi economica.
Nel segno della follia anche il premio per la migliore sceneggiatura, andato al regista di Hong Kong, Yonfan per il film d'animazione N.7 Cherry lane, un delirante e erotico racconto di un triangolo d'amore tra un troppo sexy insegnante di inglese che si innamora, ricambiato, da una giovane figlia e di sua madre.
Meritatissimo, infine, il Premio Marcello Mastroianni andato a Toby Wallace per il film Babyteeth dell'australiana Shannon Murphy, una delle due donne in corsa in questa edizione.
Il film, che racconta l'incontro di uno stralunato ragazzo tossico (Wallace) con una quindicenne malata di cancro, forse avrebbe meritato di più, ma anche qui onore alla regista argentina Lucrecia Martel che ha mostrato ancora una volta il suo equilibrio.
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