Voci d’autore per il “cocciamatte” che va in tv

Il romanzo premio Campiello del lancianese Rapino letto da attori abruzzesi diventa un documentario in onda su Rete 8
LANCIANO. Liborio va in televisione. E chi glielo doveva dire al “cocciamatte”? Per ora sul piccolo schermo, poi chissà. Il protagonista del prodigioso libro dello scrittore lancianese Remo Rapino “Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio” (minimum fax), vincitore a settembre del 58° Premio Campiello, amatissimo da una schiera sempre più numerosa di lettori, è al centro del film “Gli occhi di Liborio”, in prima tv assoluta venerdì 26 marzo alle ore 22 su Rete8.
L’emittente televisiva abruzzese produce il film di Remo Rapino, nato da un’idea del direttore di Rete8 Carmine Perantuono e realizzato in collaborazione con l’agenzia lancianese Scribo di Giuseppina e Nicoletta Fazio, regia di Antonio D’Ottavio, con riprese aeree di Alessandro Lanci. La seconda vita del personaggio Liborio, dalla pagina al medium tv, è iniziata quando, subito dopo il successo al Campiello, Scribo ha affidato a scrittori, registi e attori abruzzesi letture d’autore del romanzo di Rapino, poi pubblicate sui social con l’idea di farle successivamente confluire in un audiovisivo da mandare in onda su Rete8.
Nell’incontro tra Perantuono, Rapino e D’Ottavio l’idea si è poi sviluppata fino a prendere la forma di un progetto culturale arrichito dalle immagini dei luoghi di Liborio, il suo sguardo, che accompagna il racconto letterario in prima persona. Nel film “Gli occhi di Liborio” (durata 76 minuti) le letture sono così intervallate da vedute, scorci, dettagli della città del protagonista, reale o di fantasia, raccontati davanti all’obiettivo della telecamera da Remo Rapino, Virgilio di un percorso che per la prima volta dà corpo alle “visioni” del “cocciamatte”.
Le riprese, anche col drone, sono state fatte a Lanciano, che non viene mai direttamente nominata nel romanzo. Queste le voci che danno un suono al discorso di Liborio: Rossella Mattioli, Edoardo Oliva, Pina Allegrini, Marcello Marciani, Gabriele Tinari, Domenico Galasso, Annalica Casasanta, Cristian Zulli, Milo Vallone, Giacomo Vallozza, Rolando D’Alonzo, Domenico Turchi, Remo Rapino, Dario Rapino. E Silvio Sarta, Mario Cavallo, Fabio Celenza, Giuseppe Mascitelli, Giancarlo Rago, Cesare Romani. Raggiunto al telefono, Rapino racconta al Centro la genesi di “Gli occhi di Liborio”. «L’editore minimum fax a dicembre ha fatto leggere l’incipit del mio romanzo ad attori famosi, ognuno nel suo dialetto, Fabrizio Gifuni, Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Neri Marcorè e altri, un interessante esperimento linguistico oltre che di lettura. Abbiamo pensato di fare la stessa cosa all’interno del perimetro abruzzese, con autori, attori, registi che leggono nel loro dialetto, pescarese, lancianese, teramano, c’è il vastese di Fabio Celenza, il dialetto di Casalanguida di Peppe Mascitelli dei Dago Red. Il materiale è stato raccolto da Scribo. Su indicazione di Giuseppina e Nicoletta Fazio sono stati scelti i capitoli da abbinare a ciascun lettore, che a sua volta ha scelto il brano da leggere. Poi, parlando con Carmine Perantuono si è pensato di mettere tutto insieme e mi è venuta l’idea di attraversare alcuni punti della città di Lanciano, luoghi tra realtà e immaginazione, inventando un itinerario legato alla storia di Liborio, personaggio immaginario che si muove in luoghi e fatti reali».
Ecco allora che la narrazione filmica, cadenzata dalle voci d’autore, da Domenico Modugno e da arie d’opera («Liborio ama la lirica»), muove con Remo Rapino dalla fatiscente casa natale di Liborio, si ferma alla bottega del funaro, prosegue alla volta della bottega del barbiere, dove il “cocciamatte” lavora prima di partire per il nord, sosta sul luogo dei Moti Ottobrini, dove fu ucciso il martire Pierino Sammaciccia, giunge alla casa della prostituta, amica della vecchiaia, e arriva infine alle Torri Montanare, balcone ventoso sulla Valle del Feltrino, da cui Bonfiglio Liborio, con le pietre per non volare via nelle tasche del cappotto a spina pesce e con la martingala, guarda la Majella, il Gran Sasso, l’Adriatico.
«Nel film faccio un po’ da cicerone, mentre intervengono le letture e le immagini, qualcuna di repertorio. Avevo già fatto da guida per il Fai nei luoghi di Liborio, luoghi reali che si sposano con l’immaginazione. Per i percorsi organizzati dal Fai ci sono state molte richieste, anche da fuori provincia. Ho portato a fare un giro anche due signori di Roma, venuti in vacanza, che mi hanno rintracciato». Lo scrittore ancora non ha visto il film ultimato, ma solo un trailer e giudica positivamente la nuova esperienza sul set: «Un mondo che conoscevo poco, ma mi sono divertito. Mi sono trovato molto bene, siamo tutti amici. Conosco Carmine Perantuono da sempre, e come lui Antonio D’Ottavio e Alessandro Lanci lavorano ad alto livello professionale. Sono stati molto bravi nel montaggio. Sono curioso del risultato finale. Quel poco che ho visto è emozionante».