Willie Peyote in tour «Io, l’amore per il rap e il rapporto col tempo»

Il cantautore torinese stasera al Terrasound Festival di Francavilla con il suo “Mai Dire MaiTourdegradabile”
FRANCAVILLA AL MARE. Cinque album all’attivo, un percorso artistico che lo ha portato negli anni a ottenere consensi su consensi, da parte del pubblico e della critica. Nei brani di Willie Peyote la musica rap si fonde a testi che guardano alla canzone d’autore, tematiche sociali e attuali vengono affrontate con tagliente ironia. Il rapper e cantautore torinese, al secolo Guglielmo Bruno, salirà stasera sul palco del Terrasound Festival, in programma all’Arena del Mare del Porto Turistico di Francavilla al Mare. L’artista farà tappa in Abruzzo con il suo “Mai Dire Mai Tourdegradabile”. L’inizio del concerto è fissato alle ore 21,30. La rassegna è organizzata dalla Stefano Francioni Produzioni in collaborazione con il Comune di Francavilla al Mare.
«La ripresa è stata molto positiva. I concerti fatti finora sono andati tutti molto bene, è stata la parte che mi è mancata di più del mio lavoro» ci ha raccontato Willie Peyote. Il nome dato al tour fa riferimento al titolo del brano che l’autore ha presentato sul palco dell’Ariston al Festival di Sanremo 2021, dove ha vinto il Premio della Critica Mia Martini: “Mai dire mai (la locura)”, che ha ottenuto il disco di platino. Risale, invece, al 2019 la pubblicazione del suo nuovo progetto discografico “Iodegradabile”, pubblicato dalla Virgin Records. Il suo nome d’arte parte dal suo nome di battesimo, Guglielmo, e fonde il personaggio di animazione Wile E. Coyote con il peyote, un cactus dagli effetti allucinogeni.
Cosa rappresenta per lei il rap e quali sono gli artisti che l’hanno ispirata?
«Sono cresciuto in una famiglia in cui si ascoltava tanta musica, a 360 gradi, dai Police a Pino Daniele. Sono stato folgorato dal rap in giovane età, ma ho sempre mischiato gli ascolti. Il rap è uno degli ingredienti che cerco di mettere nella mia musica perché è il tipo di comunicazione che preferisco, ma non è il solo».
Quali sono le tematiche affrontate nell’album “Iodegradabile”?
«È un album molto variegato, affronta il nostro rapporto con il tempo. Abbiamo la tendenza a consumare molto in fretta. Durante la pandemia abbiamo dovuto affrontare un momento di pausa, ci siamo guardati alle spalle, c’è stato un ritorno al passato, c’è stata una grande nostalgia, ma poi siamo ripartiti con ancor più fretta di prima, come se dovessimo recuperare qualcosa».
In copertina c’è il suo viso avvolto dal cellophane in una confezione di quelle che si usano per la carne, con tanto di data di scadenza. Da dove è venuta questa idea?
«È ispirata all’opera “Fresh Meat” degli artisti SH/Sadler. Riassumeva bene il concetto di quanto siamo in vendita anche noi che ci mettiamo quotidianamente in mostra, cercando continuamente approvazione. Esprimeva benissimo anche il concetto di degradabilità e di velocità di consumo. La copertina è, poi, una provocazione: “Iodegradabile” è il mio primo disco pubblicato con una major. Ho voluto rispondere a chi pensa sia diventato commerciale mettendomi in vendita direttamente in copertina».
Con il brano “Mai dire mai (la locura)” ha vinto il Premio della Critica Mia Martini al Festival di Sanremo 2021. Cosa ha rappresentato per lei questo riconoscimento?
«È stata una grande soddisfazione, non mi aspettavo assolutamente che avrei potuto vincerlo. Sono sempre molto attento alla scrittura dei testi ed è un buon segno, ma lo sento come un punto di partenza e non di arrivo».
Il brano si apre con una citazione della serie cult “Boris”, con la voce dell’attore Valerio Aprea. Lei canta che “l’Italia è una grande sitcom”. Cosa intende?
«È più importante recitare una parte che avere contenuti veri e propri. Mi spaventa un po’ il fatto che siamo tutti personaggi e molto meno persone».
Com’è il suo rapporto con il mondo dei social?
«Per gli artisti sono mezzi importanti ma, in generale, credo che dobbiamo ancora trovare una quadra sull’utilizzo che ne facciamo. I social portano spesso a metterci in mostra in maniera superficiale».
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