Zerocalcare: «In Palestina un abominio ormai storico»

L’Aquila abbraccia l’artista ospite della rassegna “Vivisezione del fumetto” Prima la lezione all’Accademia, poi la presentazione del libro “Kobane Calling”
L’AQUILA. Il fumetto, le tensioni internazionali, l’intelligenza artificiale. Michele Rech, per tutti Zerocalcare, ha incontrato all’Aquila appassionati e studenti dell’Accademia di Belle Arti come ospite della rassegna Vivisezione del fumetto a cura del professor Michael Rocchetti per un’intera giornata dedicata al fumetto. Al fumettista è stata riservata un’accoglienza calorosa da parte della città. Quasi un controcanto alle parole del sindaco Pierluigi Biondi nel 2019, quando, nel definire il programma del Festival degli Incontri per i 10 anni dal sisma aveva motivato così la scelta di non invitare Zerocalcare, così come Roberto Saviano: «Non ce li voglio all’Aquila perché L’Aquila è una città plurale, nobile, aristocratica, bella; è una città che non merita questo genere di cose».
L’INCONTRO In primis, confronto sull’arte del fumetto. «I miei fumetti sono sostanzialmente la vita reale, non c’è finzione», spiega al pubblico. «Non ho mai scritto qualcosa di completamente scollegato dalla vita mia».
LA SITUAZIONE IN PALESTINA Zerocalcare non si sottrae alle domande sui nodi del presente, a partire da quanto sta accadendo in Palestina. «È un orrore, un abominio che sta diventando qualcosa di storico a cui stiamo assistendo senza che nessuno riesca a fare nulla per impedirlo. La posizione che avevo espresso riguardo alla non partecipazione a Lucca Comics mi sembra confermata dagli sviluppi della situazione», aggiunge in riferimento al suo forfait in virtù del patrocinio alla manifestazione dell’Ambasciata israeliana in Italia. «Ci sono oltre 30mila vittime, sono veramente preoccupato».
KOBANE CALLING Nel pomeriggio, l’evento aperto al pubblico, con la presentazione del libro “Kobane Calling”. Un’opera iconica e ancora attuale, che racconta l’esperienza di Zerocalcare nel Rojava, al fianco dei curdi che combattevano contro l’Isis. «Non mi ha mai interessato raccontare la guerra in modo specifico», ricorda, «per me è sempre stato importante raccontare l’esperienza che le popolazioni curde, e non solo loro, stanno vivendo nel tentativo di costruire una società che ponga al centro l’emancipazione della donna e la convivenza pacifica. È stato impossibile non parlare della guerra vista la tensione con l’Isis e la Turchia nel periodo in cui ho viaggiato. Sicuramente», prosegue, «in quel momento, arrivare in Siria era particolarmente complicato a causa del forte controllo esercitato allora dallo Stato Islamico. Attraversare quei confini e vedere comunque la relativa tranquillità in cui vivevano le persone in quei territori, nonostante la situazione fosse terrorizzante per noi, è qualcosa che mi ha colpito moltissimo».
INTELLIGENZA ARTIFICIALE C’è anche tempo e modo per parlare di intelligenza artificiale. «Penso che vada regolamentata, ma più che altro per questioni legate al lavoro e al reddito delle persone», valuta. «Personalmente non mi sento particolarmente preoccupato perché», ironizza, «sono una “pippa” a disegnare, lo ero già da prima e c’erano già disegnatori più bravi di me che potevano rubarmi il lavoro. Io sono una delle persone fortunate perché chi mi viene a cercare non lo fa per il bel disegno, ma per il nome, e questo non viene intaccato dalla questione dell’Ia. Però è vero che un sacco di colleghi miei che, invece, sono i virtuosi del disegno si trovano in grande difficoltà su questa cosa. Penso che vada regolamentata, così come penso che sia purtroppo impensabile fermarla e che prima o poi ci si dovrà porre una riflessione sul reddito». Una riflessione condivisa con direttore dell’Accademia, Marco Brandizzi: «Più che di intelligenza artificiale bisognerebbe parlare di intelligenza tecnologica, una sorta di artificio attraverso cui l’uomo rende visibile la propria di intelligenza. Stiamo parlando di un contenitore che si nutre di contenuti. Un flusso di informazioni che va comunque gestito dall’uomo».