Zerocalcare: io, un abusivo nel mondo dell’animazione

4 Giugno 2022

Il disegnatore: con i fumetti comunico quello che non ho il coraggio di dire

PESCARA. È proprio come te l’immagini. Zerocalcare, alias Michele Rech, romano “dentro” anche se è nato altrove, a Cortona per la precisione, porta a Pescara il suo look “very casual”, maglietta oversize e bermuda, e quella sua irresistibile ironia, e autoironia, che lo porta a minimizzare il grande successo ottenuto. Sia dalle graphic novel, sia dalla serie animata creata per Netflix, Strappare lungo i bordi, che l’ha reso una celebrità. È lui, infatti, il più atteso tra i protagonisti di Cartoons on the bay, il festival dell’animazione organizzato da Rai Com, dove arriva per ritirare il premio “Sergio Bonelli” assegnatogli come autore del prodotto crossmediale dell’anno: «Un cartoonist che ha saputo trasporre il suo ironico e personalissimo stile sugli schermi e sui teleschermi» scrive nella motivazione la giuria composta da Roberto Genovesi, direttore artistico di Cartoons on The Bay; Davide Bonelli, direttore Sergio Bonelli Editore; Michele Masiero, direttore editoriale Sergio Bonelli editore; Pierluigi Colantoni, direttore Comunicazione Rai e Maurizio Imbriale, vice direttore Offerta Canali Rai.
«È tutto il giorno che mi dicono che ho vinto tantissimi premi», esordisce nell’incontro di ieri mattina all’Aurum, «ma non è vero, sono premi collettivi, dati al lavoro di tutti quelli che hanno partecipato alla creazione». Lui, nonostante i riconoscimenti e le file di fan che lo seguono ovunque, confessa di sentirsi ancora un abusivo nel mondo dell'animazione e di non ritenersi un punto di riferimento per i giovani. Anzi, spiega, «io i bambini non li conosco proprio. Di solito incontro le persone più grandi». A chi gli chiede se è più vero lui o lo Zerocalcare dello schermo, dice ridendo: «Lui può dire tutto quello che io non posso dire, come la volta che non mi andava di ospitare un amico a casa mia a dormire, io non avevo il coraggio e allora ho disegnato un fumetto per farglielo capire...»
Domanda inevitabile: ma ci sarà il tanto atteso sequel di Strappare lungo i bordi?
«Oddio, un progetto c’è», si schermisce, «ma posso dire solo cose minime, senza che la produzione giustizi qualcuno della mia famiglia. Non sarà un seguito, ma un’altra cosa, un’altra storia. E le puntate saranno un po’ più lunghe, di 30 minuti anziché 15».
Abituato a lavorare sempre da solo, Zerocalcare riconosce di avere avuto difficoltà a far “mettere le mani” sui suoi disegni. «Ho dovuto adattare il mio modo di lavorare, adattarmi a tempi non miei», racconta. «Io se ho il sacro fuoco, lavoro anche per cento ore di seguito senza accorgermene. Per la serie mi sono dovuto adattare a tempi condivisi con persone che lavorano al massimo anche senza avere il loro nome sul prodotto, meritano ancora di più la mia considerazione». E riconosce, «sì, sono stato abbastanza maniaco dal punto di vista del controllo. Anche perché dovevo fare tutte le voci di tutti i personaggi. Ma, nonostante io sia allo sbando, ho avuto la lucidità di capire i miei limiti e affidarmi a loro (la Movimenti Production ndr). Alla fine il prodotto è venuto fuori 100 mila volte meglio di quello che io riesco anche soltanto a immaginare».
Ma l’ispirazione Michele Rech dove la prende, saccheggia anche la realtà? «Le persone che incontro per strada o sul treno diventano spesso le comparse delle mie storie, sento cosa dicono, magari riporto pezzi di conversazione. Invece i personaggi ricorrenti sono persone che conosco, chiedo il permesso per metterle nei fumetti».
Strappare lungo i bordi è stato un successo strepitoso, uscito in cento paesi, doppiato in spagnolo, tedesco, inglese, francese. E sottotitolato in molte altre lingue, nonostante le difficoltà di un dialogo interamente in romanesco, con tanti riferimenti culturali locali. «Ma no, macché cento Paesi», scherza, «più che altro sono impazziti in Spagna e in Brasile. In spagnolo, è stato visto molto, ma gli spagnoli nel mondo sono tanti. Mi devo limitare, sennò me dicono “oh, guarda ’sto mitomane”!» Il doppiaggio, ammette, «non lo posso giudicare, non conosco le lingue. Ma il doppiatore spagnolo m’ha detto “ma li mortacci tua...”: ha dovuto rifare tutte quelle vocette velocissime, per tutti i personaggi!»
Nella serie c’è posto, ovviamente, anche per l’armadillo di Valerio Mastandrea, con cui Zerocalcare è amico da tempo. «Lui il mio mentore? Bleah! No, non voglio spendere belle parole per lui», ironizza il fumettista. «Non ricordo quando gli ho chiesto questa cosa, ma è stato naturale che lui fosse lì. Nel tempo abbiamo condiviso un sacco di cose, lui è più vecchio di me di dieci anni. Chiaramente si è trovato nella mia stessa situazione, ma dieci anni prima. E mi ha dato un sacco di consigli, che ovviamente non ho seguito e ovviamente mi sono schiantato. Lui è l’armadillo della mia esistenza».
A chi gli chiede come il grandissimo successo abbia cambiato la sua vita ribatte: «Realisticamente non ho più l'ansia di non sapere quello che dovrò fare per pagare l'affitto, le bollette e il resto. Direi che è l'unica differenza significativa».
E lui è rimasto Michele, o Zerocalcare, onesto e sempre fedele a se stesso. Non ci sono dubbi.
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