Zucchero ingrato il timido Bocelli e la sfida del Volo

29 Ottobre 2018

In Ricomincio dai tre il produttore Torpedine racconta grandezze, fragilità e tic delle star

«Grazie è una parola che l’artista non conosce quasi mai». Comincia così il libro di Michele Torpedine “Ricomincio dai tre” (Pendagron). Ed è subito chiaro che il produttore discografico, batterista e manager musicale nato a Minervino Murge nel 1952 ha una gran voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa e raccontare i retroscena di tanti successi e i lati meno noti e più umani di star della musica che ha conosciuto da vicino. Torpedine ha cominciato la sua carriera nel mondo della musica come batterista di Orietta Berti, Iva Zanicchi e Gino Paoli, poi ha deciso di passare “alla regia “ ed è stato il produttore alias scopritore alias manager di calibri come Zucchero, Andrea Bocelli, Giorgia, Biagio Antonacci, Gino Paoli, Pino Daniele, Eros Ramazzotti, Vittorio Grigolo, Luciano Pavarotti, Il Volo. Di tutti loro sa più o meno tutto, e nel suo “memoir” rivela tic, ingratitudini, voltafaccia e liti furiose accanto a grandi fragilità, paure, enormi capacità artistiche, grandi generosità, usando quindi sempre parole di stima per le professionalità che però non riescono a celare, anzi forse più sottolineano, l’amarezza per i disconoscimenti, i grazie mancati, le bugie utili. Ma Torpedine non è, non vuole essere, «uomo disilluso», così, tra pagine spassose, commenti arguti, racconti di concerti epici, di gestazioni appassionanti di dischi che hanno fatto la storia della musica, frecciate e puntini sulle i, il produttore delle star accompagna il lettore verso la nuova avventura che gli ha ridato l’energia e riscaldato il cuore, quella con i ragazzi del Volo. Sono Piero Boschetto, Ignazio Barone e l’abruzzese di Roseto Gianluca Ginoble i “tre” che hanno ridato carica umana e professionale al produttore delle star. Che non nega l’affetto che lo lega a questi ragazzi (ha anche scelto una foto scattata da Ginoble per la foto di copertina) e la voglia di “spaccare tutto” che grazie alle loro voci gli è tornata. Di seguito pubblichiamo uno stralcio proprio del capitolo dedicato al Volo. (lad’i)
di MICHELE TORPEDINE
A casa seduto sul divano. Stavo così, la prima volta. Ero al telefono con Tony Renis. Guardavo la tv, ma senza volume. L’avevo sintonizzata sul programma di Antonella Clerici in cui cantavano interpreti ragazzini: Ti lascio una canzone, trasmessa dall’Ariston di Sanremo.
Guardavo soltanto, e imma- ginavo. Non avevo bisogno di ascoltare. Poi compaiono questi tre ragazzi di quattordici o quindici anni. Li vedo, ancora non sento la voce, ma già mi ricordano i tre tenori: Ignazio enorme come Pavarotti, Gianluca un po’ simile a José Carreras, Piero più difficile da associare a Placido Domingo, ma si poteva tentare. La curiosità crescente mi spinge ad alzare il volume. Ed ecco che mi rendo conto di un altro elemento, anche più importante del primo: i tre, messi insieme casualmente a cantare una canzone del programma, posseggono una vocalità incredibile per l’età che hanno.
Certo che sono bravini quei ragazzi lì, mi ripeto. E se provassi a metterli insieme sul serio? Un trio, mi dico, ecco cosa potrei fare. Il giorno dopo sono un vulcano. Voglio parlare con tutti: produttori, responsabili, famiglie. Dopo essermi confrontato con Tony Renis chiamo Roberto Cenci, il direttore artistico e regista del programma – che aveva avuto l’intuizione di far loro cantare un brano assieme – e mi faccio dare i recapiti dei tre ragazzi.
Così è partita un’altra grande storia, una nuova storia in un momento in cui mi sembrava non ci fosse più futuro per me, per la mia professione: una boccata d’ossigeno nel mio ambiente (ma forse sono così tutti gli ambienti). Dopo anni di delusioni, perdite di fiducia e gratitudini mancate o negate, con Ignazio, Piero e Gianluca riscopro i valori della correttezza, della riconoscenza, della stima.
Loro – i ragazzi di Il Volo – mi hanno permesso di tornare davvero al mio mestiere. E questo perché mi danno fiducia, prima di tutto: l’amministrazione di un intero tour mondiale, con cifre importanti da muovere, sulle quale potrei prendere quello che vo- glio se fossi disonesto. La fiducia è la loro, ma è anche quella dei genitori, ai quali del resto mi sono impegnato a insegnare tutto, i meccanismi, le cose che si muovono, le cifre, i rapporti. Tutto. Così la mia mente tornava a quel nuovo inizio, mentre aspettavo Ignazio. Che per fortuna è ricomparso, dopo quella notte interminabile. E la sera ha cantato come sempre, anzi meglio di sempre: meravigliosamente.
Vanno più che bene tuttora, le cose con Il Volo, considerando anche che sono stati gli unici italiani presenti a We Are The World 25 for Haiti, il sin- golo registrato per raccogliere fondi dopo il terremoto ad Haiti. Se scorriamo l’elenco dei nomi – Mary J. Blige, Barbra Streisand, Celine Dion, Fergie, Janet Jackson, Santana, Pink, will.i.am, Brian Wilson dei Beach Boys, Geri Halliwell delle Spice, Randy Jackson, Gladys Knight... – beh, credo proprio si possa essere fieri.
Non solo: Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble sono i primi artisti italiani della storia a essere messi sotto contratto da una major americana. Non a essere semplicemente distribuiti, attenzione. Ed è importante dare il giusto riconoscimento all’uomo che ha reso possibile tutto questo, il grande manager discografico Peter Lopez, oggi purtroppo scomparso.
Peter ha subito intuito l’enorme potenzialità del nostro progetto artistico. A lui dob- biamo un incredibile contratto internazionale firmato semplicemente confidando che quei tre ragazzini avrebbero conquistato le platee di tutto il mondo. I ragazzi sono bravi. Ma c’è spazio per migliorare, naturalmente. Non sono più i tempi di Bocelli e non è pensabile ripetere quei numeri. Però confidiamo di fare cose belle. Il resto è storia di oggi: una tournée americana di 12 date con Barbra Streisand, la vittoria di tanti music award, la vittoria del festival di Sanremo dopo esserci stati come ospiti, dando all’ambiente un grande segnale di umiltà e convinzione nelle proprie forze.
Ancora una volta il sesto senso mi aveva guidato nella scelta, ma non tutto cade dal cielo. Amministrare la carriera e la vita di tre ragazzini – ormai di- ventati tre giovani uomini anche troppo maturi per la loro età – non è come programmare il percorso artistico di un aspirante artista che ha già avuto esperienze positive e negative. Certo, il contributo e l’appoggio di sei genitori responsabili, appassionati, e soprattutto non accecati dalla sete di successo, è stato ed è un fattore importante. Molto meno di aiuto è l’inaspettato voltafaccia dei vari partner dell’impresa, più impegnati a raccogliere i frutti del lavoro che a partecipare alle scelte, agli incontri e, come spesso accade, agli scontri, presi dal loro ego, dall’invidia e dall’avidità; il meglio, insomma, per rovinare sogni e promesse. Spesso il carro del vincitore non ha posto per tutti, qualcuno deve scendere. Non certo il cavallo, però.
La mia nuova creatura è impegnativa, certo. Però è troppo affascinante poter inventare, provare, lanciarci insieme in progetti che sembrano impossibili e invece si realizzano tutti: teatri e arene esaurite in ogni angolo del mondo; partecipazioni televisive sempre record di ascolti; fan di ogni ordine di età, perché con loro ai concerti arrivano davvero intere famiglie. Sembra di rivivere le atmosfere vissute con Andrea Bocelli ma loro in più mi seguono sempre, anche quando non condividono appieno l’idea. Si fidano di me. Finalmente qualcuno ha capito che non è il guadagno che mi interessa, piuttosto la soddisfazione di dimostrare che nella musica posso anche sbagliare, ma poco, molto poco. Io sul palco ci sono stato. Laggiù, in fondo, dove le star si vedono di schiena e il pubblico si sente ad- dosso, si percepisce ogni emozione, ogni piccolo sussulto, si prevedono applausi, fischi e urla e tu, il batterista, segni il tempo di tutto, sei il metronomo della serata.
Oggi non parlo più con tre ragazzini dalle voci incredibili, mi confronto con tre uomini di poco più di vent’anni che hanno fatto esperienze internazionali che il 99,99% dei nostri divi italiani neanche immagina, perché non ha mai varcato i confini del Bel Paese.
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