«È vero, Elena Ferrante sono io» Ma il tweet della Raja era un falso

ROMA. «Lo confermo. Sono Elena Ferrante. Ma questo ritengo non cambi nulla nel rapporto dei lettori con i libri della Ferrante». Con questo tweet apparso nella notte fra martedì e mercoledì, Anita...
ROMA. «Lo confermo. Sono Elena Ferrante. Ma questo ritengo non cambi nulla nel rapporto dei lettori con i libri della Ferrante». Con questo tweet apparso nella notte fra martedì e mercoledì, Anita Raja, la traduttrice indicata dal Sole 24 Ore come la penna che si nasconde dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante, sembrava aver risolto uno dei segreti meglio custoditi dell’editoria italiana. Caso risolto? Nient’affatto, perché nelle scorse ore la casa editrice E/O ha smentito categoricamente la notizia chiarendo che il profilo è un fake, un falso. La pagina è stata aperta solo l’altra notte: «Ritengo volgare e pericoloso il modo in cui si è voluti arrivare a pretendere di svelare un’identità violando privacy e regole. Ma pazienza», si afferma nel profilo aperto a nome di Raja. Poi si aggiunge: «Vorrei solo chiedere, ora che la curiosità che durava da anni è stata esaudita, di lasciarmi vivere (e scrivere) in pace». «Quei libri sono e resteranno di Elena, non miei. Non intendo parlare in alcun modo in prima persona o rilasciare interviste e dichiarazioni», cinguetta ancora.
Il caso ero scoppiato domenica scorsa, quando il supplemento cultura del’Sole 24 Ore aveva rivelato che dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante si celerebbe Anita Raja, moglie dello scrittore Domenico Starnone. In un’inchiesta dettagliata, condotta insieme con la tedesca Faz, la New York Review of Books e i giornalisti francesi di Mediapart, la Domenica del Sole ha analizzato il boom di introiti registrato dalla casa editrice E/O - che ha pubblicato la tetralogia - e quelli della Raja, formalmente solo una traduttrice dal tedesco che lavora come freelance. Il lungo articolo smentisce anche chi sostiene che la vera mano dietro il successo planetario della Ferrante sarebbe quella dello stesso Starnone.
Ieri, intanto, Salman Rushdie, un autore la cui privacy è stata difesa a oltranza quando era sotto minaccia di una «fatwa» degli ayatollah iraniani, ha preso le difese di Anita Raja. «Io sono Elena Ferrante nello spirito di “Io sono Spartaco”», ha scritto Rushdie su Facebook: «Nel day after dell’expose da quattro soldi della sua identità sulla New York Review of Books ogni scrittore del mondo dovrebbe fare lo stesso». «Io sono Spartaco», nel film “Spartacus”, è il celebre grido di solidarietà degli schiavi ribelli con il gladiatore che il governatore Crasso si accinge a crocifiggere.
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