Intervista a Rivelo Campagna. Il partigiano centenario: «La mia vita per la libertà»

Campagna si è arruolato nella Brigata Maiella, partito negli Usa dopo la guerra
CORFINIO
Aveva appena diciassette anni quando scelse di imbracciare le armi contro il nazifascismo, guidato da un viscerale bisogno di libertà. Ieri la comunità di Corfinio si è stretta attorno a Rivelo Campagna, uno degli ultimi partigiani d’Abruzzo ad aver combattuto con la leggendaria Brigata Maiella, per celebrare il suo centesimo compleanno (compiuto lo scorso 16 luglio). Largo De Petris ha fatto da sfondo all’evento promosso dal Comune di Corfinio e dalla Fondazione Brigata Maiella guidata da Gianni Melilla, alla presenza del sindaco Massimo Colangelo e dello storico Edoardo Puglielli, ripercorrendo un secolo di vita trascorso tra il fuoco della Resistenza e il successo personale Oltreoceano. Un’iniziativa densa di commozione, durante la quale il paese ha riabbracciato uno dei suoi figli più illustri. Nel corso della manifestazione, arricchita dalla presentazione del volume “La Brigata Maiella” del professor Puglielli, le istituzioni locali e le associazioni del territorio hanno consegnato a Campagna una targa commemorativa, sottolineando il valore esemplare della sua testimonianza per le giovani generazioni. La vicenda umana del patriota rappresenta infatti il simbolo di un’intera generazione abruzzese che, dopo aver conquistato la democrazia a caro prezzo, ha saputo ricostruire la propria vita con dignità e sacrificio anche lontano dalla terra natia. Significativa la sua testimonianza diretta, in cui rievoca la scelta partigiana, i momenti più drammatici della guerra, l’esperienza in Massachusetts negli Usa e il suo profondo legame con la terra d’origine.
Cosa ha spinto un giovane di Corfinio, nel pieno dell’inverno del 1943-1944, a prendere la strada dei monti per arruolarsi nella Banda Santa Croce e poi nella Brigata Maiella?
«L’odio per i tedeschi e per quello che stavano facendo in Italia. Ricordo ancora il 2 gennaio, con la neve alta. Un soldato tedesco con un fucile in mano mi fermò e mi obbligò a stare con le mani alzate. In quel momento, nell’incertezza, sudai freddo dalla paura. Fu proprio la violenza di quel sopruso a darmi la motivazione decisiva per trovare la forza di reagire, prendere la via dei monti e arruolarmi nella Brigata Maiella appena si venne a formare».
Dalle montagne abruzzesi fino alla liberazione di Bologna e allo scioglimento a Brisighella: qual è stato il momento più duro che ha vissuto durante la risalita dell’Italia con la Brigata?
«Il momento più duro è stato quando ci hanno lanciato contro cinque o sei bombe a mano. Una bomba mortale cadde proprio lì vicino. Un attimo terribile in cui la vita e la morte si sono giocate nel giro di pochi secondi durante il combattimento».
Dopo aver combattuto per la Liberazione, quanto è stato difficile prendere la decisione di lasciare Corfinio per trasferirsi negli Stati Uniti?
«Nel Dopoguerra in Italia non c’era nulla. Avevo già dei familiari negli Stati Uniti e c’erano l’ansia e la curiosità di iniziare una nuova avventura fuori dall’Italia. È stata una scelta dettata dalle necessità dell’epoca e dalla voglia di costruire un futuro diverso».
Com’è stata l’integrazione in Massachusetts e in che modo l’esperienza e la tenacia della Resistenza le sono state di aiuto all’estero?
«Integrazione ed esperienze sono state abbastanza naturali. All’inizio ci fu un episodio particolare: facemmo l’autostop e ci portarono a spasso nella notte, ci trovavamo in mezzo al nulla e pensavamo di esserci persi prima di riuscire ad arrivare in città. Poi ci siamo stabiliti a Lunenburg, vicino Leominster, a un’ora e mezza da Boston. Lì ho lavorato e fatto la mia vita integrandomi pienamente nella comunità americana».
Nonostante la distanza, come ha mantenuto vivo il legame con Corfinio e quali valori sente di trasmettere oggi ai giovani?
«Non ho mai avuto dubbi sul legame con la mia terra: sono sempre tornato regolarmente a Corfinio nel corso degli anni per riabbracciare le mie radici. Ai ragazzi di oggi dico che bisogna amare la propria nazione e difendere i valori fondamentali della libertà e della convivenza, conquistati a caro prezzo dopo la guerra».
L’omaggio reso a Rivelo Campagna si inserisce in un più ampio percorso di tutela della memoria storica promosso dall’amministrazione comunale di Corfinio e dalle realtà associative peligne. La storia della Banda Santa Croce e della Brigata Maiella continua infatti a rappresentare uno dei pilastri dell’identità civile abruzzese: un patrimonio di coraggio e senso civico che la celebrazione di ieri ha riproposto come monito e guida per il domani. L’evento si è concluso tra gli applausi dei concittadini e l’abbraccio affettuoso dei familiari, a sigillo di una giornata che ha unito il ricordo del passato alla speranza per le future generazioni. Particolarmente toccante è stato il momento della condivisione dei ricordi personali da parte dei compaesani più anziani e delle nuove generazioni, a testimonianza di un filo rosso mai spezzato. Il sindaco ha infine ricordato come l’eredità etica dei patrioti abruzzesi debba continuare ad animare la vita democratica locale e nazionale, affinché le battaglie di ieri rimangano viva lezione di democrazia e partecipazione democratica per il mondo contemporaneo.
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