Pd: finita una stagione, ora si volti pagina
"Chiodi ha ingessato l'Abruzzo, pronti a collaborare sui problemi"
PESCARA. «Chiodi è stato già bocciato dagli abruzzesi». Il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci, sintetizza così i risultati del sondaggio del Sole 24 Ore che danno il governatore abruzzese in preoccupante calo di consensi. Paolucci parla dal terzo piano del palazzo della Regione a Pescara.
Alle sue spalle un cartello che ripete l'analisi di Paolucci "Chiodi già bocciato dagli abruzzesi" con l'immagine di un martello pronto a battere, secondo i democratici, la fine politica del governatore. Con lui ci sono tutti i consiglieri regionali del Pd. «Chiodi è ultimo in classifica, ora cadono tutti gli alibi: l'emergenza, il terremoto, la crisi finanziaria. Ma non è l'emergenza il problema, perché sull'emergenza Luca Zaia in Veneto guadagna consensi. E se Cialente all'Aquila guadagna, vuol dire che Chiodi paga l'incapacità di affrontare le sfide». Ma per Paolucci il sondaggio affonda anche il modello teramano «visto che Catarra, presidente della provincia di Teramo è penultimo».
Per il capogruppo in Regione Camillo D'Alessandro Chiodi perde per i troppi problemi irrisolti. «Di fronte alle tante aspettative dei cittadini c'è stato un di più di delusione. E oggi se si andasse a votare Chiodi non rivincerebbe le elezioni». Per D'Alessandro fa acqua l'intera offerta politica del centrodestra: «Quando eravamo noi al governo c'era Ruffini quinto tra i presidenti delle Province e D'Alfonso secondo tra i sindaci. Il centrodestra sperava che funzionasse la filiera monocolore comune-regione-governo, secondo la tesi che enti di uno stesso colore risolvono meglio i problemi. Non è stato così. La filiera ci ha isolati sui problemi: abbiamo perso tutte le partite, dalla sanità alla ricostruzione». E se calo di consenso c'è stato «non è per le scelte impopolari che Chiodi è stato costretto a fare», dice Giuseppe Di Luca, «ma per l'immobilismo della giunta».
Per esempio sui fondi per le infrastrutture, come sottolinea Claudio Ruffini: «Dal 2008 l'Abruzzo non ha mai ricevuto un euro di finanziamento per le infrastrutture, per rendersene conto basta guardare il sito del Cipe, non c'è un solo progetto che riguardi la nostra regione».
Per Giovanni D'Amico, uno dei problemi di Chiodi è di aver voluto accentrare troppe competenze. «Il nodo del superpresidente è venuto al pettine», dice, «più volte gli abbiamo raccomandato di investire maggiormente le istituzioni, il presidente ha sempre risposto che ci pensava lui e questi sono i frutti. Speriamo ora in un ravvedimento».
E se Marinella Sclocco sottolinea la buona performance dei sindaci di centrosinistra «nei primi 17 posti, 13 sono nostri, vuol dire che esprimono bene le esigenze del territorio», Giuseppe Di Pangrazio rileva che non ha portato fortuna a Chiodi la polemica con il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente che invece guadagna consensi.
«Oggi il chiodismo chiude i battenti e la politica torna in campo», conclude D'Alessandro. Ma quale politica? «Quella del centrosinistra e in particolare del Pd», risponde il capogruppo in Consiglio, «che si pone alla guida del cambiamento per elaborare un'altra idea di regione».
Naturalmente il Pd sa che le elezioni non sono all'ordine del giorno e che Chiodi con molta probabilità continuerà a governare fino alla primavera del 2013. «Qui si ripropone il problema della vertenza Abruzzo», dice Di Luca. «Noi vogliamo ribadire la nostra volontà a collaborare per mettere al centro della vertenza l'Abruzzo. Se Chiodi ci chiama per chiederci di fare una battaglia romana, il Pd sarebbe al suo fianco per risolvere i troppi problemi dell'Abruzzo».
Per il coordinamento regionale del vendoliano Sel, Sinistra, ecologia e Libertà, «avere ben 25 incarichi e deleghe non comporta avere il consenso dei cittadini abruzzesi. Essere contemporaneamente presidente, pluriassessore e pluricommissario provoca un senso di ripulsa da parte dei cittadini perchè è del tutto evidente che non si possono avere le capacità fisiche ed intellettuali per svolgere bene tutte quelle delicate funzioni».
Alle sue spalle un cartello che ripete l'analisi di Paolucci "Chiodi già bocciato dagli abruzzesi" con l'immagine di un martello pronto a battere, secondo i democratici, la fine politica del governatore. Con lui ci sono tutti i consiglieri regionali del Pd. «Chiodi è ultimo in classifica, ora cadono tutti gli alibi: l'emergenza, il terremoto, la crisi finanziaria. Ma non è l'emergenza il problema, perché sull'emergenza Luca Zaia in Veneto guadagna consensi. E se Cialente all'Aquila guadagna, vuol dire che Chiodi paga l'incapacità di affrontare le sfide». Ma per Paolucci il sondaggio affonda anche il modello teramano «visto che Catarra, presidente della provincia di Teramo è penultimo».
Per il capogruppo in Regione Camillo D'Alessandro Chiodi perde per i troppi problemi irrisolti. «Di fronte alle tante aspettative dei cittadini c'è stato un di più di delusione. E oggi se si andasse a votare Chiodi non rivincerebbe le elezioni». Per D'Alessandro fa acqua l'intera offerta politica del centrodestra: «Quando eravamo noi al governo c'era Ruffini quinto tra i presidenti delle Province e D'Alfonso secondo tra i sindaci. Il centrodestra sperava che funzionasse la filiera monocolore comune-regione-governo, secondo la tesi che enti di uno stesso colore risolvono meglio i problemi. Non è stato così. La filiera ci ha isolati sui problemi: abbiamo perso tutte le partite, dalla sanità alla ricostruzione». E se calo di consenso c'è stato «non è per le scelte impopolari che Chiodi è stato costretto a fare», dice Giuseppe Di Luca, «ma per l'immobilismo della giunta».
Per esempio sui fondi per le infrastrutture, come sottolinea Claudio Ruffini: «Dal 2008 l'Abruzzo non ha mai ricevuto un euro di finanziamento per le infrastrutture, per rendersene conto basta guardare il sito del Cipe, non c'è un solo progetto che riguardi la nostra regione».
Per Giovanni D'Amico, uno dei problemi di Chiodi è di aver voluto accentrare troppe competenze. «Il nodo del superpresidente è venuto al pettine», dice, «più volte gli abbiamo raccomandato di investire maggiormente le istituzioni, il presidente ha sempre risposto che ci pensava lui e questi sono i frutti. Speriamo ora in un ravvedimento».
E se Marinella Sclocco sottolinea la buona performance dei sindaci di centrosinistra «nei primi 17 posti, 13 sono nostri, vuol dire che esprimono bene le esigenze del territorio», Giuseppe Di Pangrazio rileva che non ha portato fortuna a Chiodi la polemica con il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente che invece guadagna consensi.
«Oggi il chiodismo chiude i battenti e la politica torna in campo», conclude D'Alessandro. Ma quale politica? «Quella del centrosinistra e in particolare del Pd», risponde il capogruppo in Consiglio, «che si pone alla guida del cambiamento per elaborare un'altra idea di regione».
Naturalmente il Pd sa che le elezioni non sono all'ordine del giorno e che Chiodi con molta probabilità continuerà a governare fino alla primavera del 2013. «Qui si ripropone il problema della vertenza Abruzzo», dice Di Luca. «Noi vogliamo ribadire la nostra volontà a collaborare per mettere al centro della vertenza l'Abruzzo. Se Chiodi ci chiama per chiederci di fare una battaglia romana, il Pd sarebbe al suo fianco per risolvere i troppi problemi dell'Abruzzo».
Per il coordinamento regionale del vendoliano Sel, Sinistra, ecologia e Libertà, «avere ben 25 incarichi e deleghe non comporta avere il consenso dei cittadini abruzzesi. Essere contemporaneamente presidente, pluriassessore e pluricommissario provoca un senso di ripulsa da parte dei cittadini perchè è del tutto evidente che non si possono avere le capacità fisiche ed intellettuali per svolgere bene tutte quelle delicate funzioni».
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