Tancredi: Roseto? Una vittoria piena

L'analisi del voto del senatore Pdl: "L'elettore è sempre più mobile, premia le proposte non i leader locali. A Roseto vittoria dopo tre anni di lavoro, il centrodestra in provincia ha recuperato tantissime posizioni"
PESCARA. «Ma quale sconfitta?», Il senatore Pdl Paolo Tancredi non è d'accordo sul bilancio del voto amministrativo pubblicato ieri dal Centro, e non è d'accordo soprattutto sul caso Roseto, dove il centrodestra avrebbe perso soprattutto per demerito del centrosinistra.
«Roseto non nasce da un episodio sporadico, dal passaggio di un personaggio da sinistra a destra», spiega Tancredi, «nasce da un lavoro che va avanti da tre anni, durante i quali il centrodestra in provincia ha recuperato tantissime posizioni: Teramo, Atri, Martinsicuro, la Provincia di Teramo, adesso addirittura Roseto. I socialisti hanno fatto un percorso con noi fin dalle elezioni politiche del 2008. Poi hanno fatto una lista regionale a sostegno di Chiodi, e una provinciale a sostegno di Catarra. Senza di loro non avremmo vinto in Provincia. Quanto alla candidatura di Pavone, l'elettorato del centrodestra, tranne qualche mugugno minimale, l'ha accolta bene».
Anche molti del centrosinistra, che hanno voltato le spalle alla candidata del Pd Teresa Ginoble.
«Bè, la partita di Roseto è anche questa. D'altro canto a Lanciano come ha vinto il centrosinistra? Lanciano e Roseto sono due situazioni antitetiche ma a loro modo molto simili».
In che senso?
«Ci insegnano che non si vince richiudendosi su se stessi e pensando di essere autosufficienti. E' necessario aprirsi. Nessuno può pensare di essere egemone sul proprio territorio, bisogna invece dialogare perché le scelte sono difficili per tutti: le leadership territoriali non funzionano più».
E l'elettorato è sempre più mobile.
«E' tanto più mobile quando si tratta di elezioni amministrative: più le elezioni sono locali e più gli elettori si spostano sulla base dell'offerta politica».
Il centrodestra in Abruzzo ha perso soprattutto dove si è diviso: Lanciano e Francavilla, ma anche Vasto. Le primarie, di cui molto si parla oggi nel Pdl, avrebbero impedito queste divisioni?
«Non credo che esistano ricette universali. Il tema della scelta della classe dirigente c'è. Io sulle primarie ci farei una riflessione: sono aperto e favorevole, perché eventuali tensioni e contenziosi interni potrebbero essere risolte da questo sistema. Ma sono difficili da organizzare. Il problema è quando un partito è egemone: se la Ginoble avesse fatto le primarie a Roseto le avrebbe vinte. Come Bozza avrebbe vinto a Lanciano».
Almeno ci sarebbe stata una scelta chiara del candidato.
«Certo avrebbe dato molte meno scuse a persone che poi si sono disimpegnate in campagna elettorale».
A Francavilla forse sarebbero state risolutive per voi.
«Francavilla è uno di quei territori dove la seconda Repubblica sembra non sia mai arrivata. Ma in caso di primarie tra D'Amario e Di Felice, il perdente avrebbe avuto difficoltà a smarcarsi».
Al di là del giudizio sul risultato, queste amministrative pongono la necessità di un tagliando all'organizzazione del partito?
«Io sono coordinatore provinciale a Teramo, cerchiamo di radicarci, ma non è semplice. Molti ne parlano a sproposito. Sento leader di partito che parlano del Pdl come se mancasse di democrazia interna. Sono gli stessi leader che ho visto licenziare un coordinatore provinciale con un fax. I problemi esistono in tutti i partiti della seconda repubblica, per noi non più che per altri. Questo stop ci aiuterà a riflettere, ma non è che se non si perdeva a Milano potevamo starcene tranquilli. Io però rivendico il ruolo e l'importanza dei partiti, anche in questa elezione e anche a Roseto. Non si può dire che se si vince il merito è del sindaco e se si perde la colpa è dei partiti».
«Roseto non nasce da un episodio sporadico, dal passaggio di un personaggio da sinistra a destra», spiega Tancredi, «nasce da un lavoro che va avanti da tre anni, durante i quali il centrodestra in provincia ha recuperato tantissime posizioni: Teramo, Atri, Martinsicuro, la Provincia di Teramo, adesso addirittura Roseto. I socialisti hanno fatto un percorso con noi fin dalle elezioni politiche del 2008. Poi hanno fatto una lista regionale a sostegno di Chiodi, e una provinciale a sostegno di Catarra. Senza di loro non avremmo vinto in Provincia. Quanto alla candidatura di Pavone, l'elettorato del centrodestra, tranne qualche mugugno minimale, l'ha accolta bene».
Anche molti del centrosinistra, che hanno voltato le spalle alla candidata del Pd Teresa Ginoble.
«Bè, la partita di Roseto è anche questa. D'altro canto a Lanciano come ha vinto il centrosinistra? Lanciano e Roseto sono due situazioni antitetiche ma a loro modo molto simili».
In che senso?
«Ci insegnano che non si vince richiudendosi su se stessi e pensando di essere autosufficienti. E' necessario aprirsi. Nessuno può pensare di essere egemone sul proprio territorio, bisogna invece dialogare perché le scelte sono difficili per tutti: le leadership territoriali non funzionano più».
E l'elettorato è sempre più mobile.
«E' tanto più mobile quando si tratta di elezioni amministrative: più le elezioni sono locali e più gli elettori si spostano sulla base dell'offerta politica».
Il centrodestra in Abruzzo ha perso soprattutto dove si è diviso: Lanciano e Francavilla, ma anche Vasto. Le primarie, di cui molto si parla oggi nel Pdl, avrebbero impedito queste divisioni?
«Non credo che esistano ricette universali. Il tema della scelta della classe dirigente c'è. Io sulle primarie ci farei una riflessione: sono aperto e favorevole, perché eventuali tensioni e contenziosi interni potrebbero essere risolte da questo sistema. Ma sono difficili da organizzare. Il problema è quando un partito è egemone: se la Ginoble avesse fatto le primarie a Roseto le avrebbe vinte. Come Bozza avrebbe vinto a Lanciano».
Almeno ci sarebbe stata una scelta chiara del candidato.
«Certo avrebbe dato molte meno scuse a persone che poi si sono disimpegnate in campagna elettorale».
A Francavilla forse sarebbero state risolutive per voi.
«Francavilla è uno di quei territori dove la seconda Repubblica sembra non sia mai arrivata. Ma in caso di primarie tra D'Amario e Di Felice, il perdente avrebbe avuto difficoltà a smarcarsi».
Al di là del giudizio sul risultato, queste amministrative pongono la necessità di un tagliando all'organizzazione del partito?
«Io sono coordinatore provinciale a Teramo, cerchiamo di radicarci, ma non è semplice. Molti ne parlano a sproposito. Sento leader di partito che parlano del Pdl come se mancasse di democrazia interna. Sono gli stessi leader che ho visto licenziare un coordinatore provinciale con un fax. I problemi esistono in tutti i partiti della seconda repubblica, per noi non più che per altri. Questo stop ci aiuterà a riflettere, ma non è che se non si perdeva a Milano potevamo starcene tranquilli. Io però rivendico il ruolo e l'importanza dei partiti, anche in questa elezione e anche a Roseto. Non si può dire che se si vince il merito è del sindaco e se si perde la colpa è dei partiti».
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