L’incubo del Chieti: «Delusi e amareggiati, meritiamo rispetto»

La società neroverde dal sogno C al rischio retrocessione. Parlano i tifosi: «D’Arcangelo e Di Labio facciano subito un passo indietro»
CHIETI. C’è chi si è illuso, chi si sente tradito. Chi è preoccupato per il futuro, chi chiede chiarezza. In un lampo i tifosi neroverdi sono passati dall’esaltazione alla depressione. Un anno fa, di questi tempi, l’Angelini era sold out con 4mila spettatori. L’entusiasmo era generato dalle promesse della nuova proprietà. Altair D’Arcangelo da Brecciarola, il procacciatore d’affari per conto della Wip Finance, voleva costruire uno stadio nuovo e realizzare una cittadella dello sport. Parlava di progetti e prometteva un aumento di capitale di 2 milioni. Quel sogno si è trasformato in un incubo. La società è in crisi. La Wip Finance, che detiene l’85% delle quote, è fallita. Il club fa fatica a pagare giocatori e dipendenti. I calciatori sono in fuga. La squadra rischia la retrocessione in Eccellenza e sul futuro del club si addensano nubi. «Si attende chiarezza e trasparenza da parte della società, in particolar modo con riferimento alla disponibilità economica per portare dignitosamente a termine il campionato», dice l’avvocato Stefano Marchionno, presidente del Comitato Oltre il centenario. «La categoria è assolutamente da salvare e per questo motivo i calciatori e lo staff tecnico dovranno essere particolarmente bravi ad estraniarsi da quanto accade intorno a loro».
Gianpiero e Michele La Sorsa sono due tifosi storici. Ne hanno viste tante. Anche loro sono delusi. Gianpiero si rivolge al presidente Di Labio. «Sono deluso e amareggiato. Finora abbiamo visto solo promesse non mantenute e offese alla nostra intelligenza. Il Chieti è un simbolo della città e merita rispetto e dedizione. Quali sono i suoi piani per il futuro? Come intende riconquistare la fiducia dei tifosi? Spero che prenda sul serio le nostre preoccupazioni e agisca per il bene della squadra». Michele spera in un epilogo positivo. «Mi aspetto che Altair dia un colpo di coda per salvare il salvabile. Questo era il sogno di tutti. Tanti progetti, tante illusioni. Poi lo scaricabarile di gente messa ai posti di comando senza aver mai messo piede allo stadio. Siamo abbandonati a noi stessi, ma dobbiamo salvare la categoria. I tifosi ci saranno, ma come sempre nella nostra città mancano società, politica e imprenditori».
Sono le parole più usate dai tifosi neroverdi. «Ne abbiamo passate di annate balorde», dice Marco Iezzi, amministratore del gruppo Facebook “Neroverdi - i nostri colori”, sui social. «Ci siamo abituati, ma questa volta fa veramente male perché siamo stati illusi da gente di Chieti. La cosa più grave, al di là delle promesse faraoniche, dei cantanti allo stadio, è aver disonorato la maglia. Nonostante tutto, non abbiamo fatto mai mancare il nostro sostegno. Ora questa società deve farsi da parte». Roberto Schiazza è stato per anni lo storico speaker del Chieti. «Hanno promesso mari e monti», dice la voce storica dell’Angelini, «quando hanno iniziato a fare annunci ogni giorno, ho capito che qualcosa non tornava. Hanno illuso la piazza. Ci sentiamo traditi. Fa male perché tutto questo è stato fatto da gente di Chieti».
Anche Stefano Sgherri, bandiera neroverde e idolo dei tifosi, è preoccupato. «Tutti speriamo che non accada l’irreparabile», dice l’ex bomber, «e che si possa terminare il campionato con la salvezza. All’inizio anche io ho creduto a questa società. Speravo si realizzasse almeno un 20% di quello che avevano detto. Mi auguro che riescano a traghettare la società in acque più tranquille e che si avvicino persone che garantiscano una vita calcistica tranquilla. Il Chieti lo amiamo a prescindere dalla categoria». Un altro punto di vista è quello di Pino Mammarella, noto fruttivendolo della città, conosciuto per la sua fede neroverde. «Io non do colpe ad Altair. Non ce l’ho con lui. Si è affidato a persone sbagliate. Abbiamo accettato tutto, anche il fatto di essere presi in giro con i cantanti. Ma i nodi sono venuti al pettine. Io ho ancora fiducia in Altair».
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