2 febbraio

Oggi, ma nel 1977, a Torino, in via San Francesco d’Assisi, nella pizzeria Marechiaro, alle 21.30, cinque banditi appartenenti al clan criminale dei catanesi, organizzazione ritenuta particolarmente feroce e in ascesa, sparavano contro il commissario di Pubblica sicurezza Vincenzo Rosano, di 33 anni, di Larino, in quel di Campobasso, in servizio alla Questura del capoluogo piemontese, che aveva riconosciuto tra gli avventori del locale Angelo Santonocito, di 22, di Catania, evaso di prigione. Rosano, veniva colpito da otto proiettili. Quelli più insidiosi lo centravano vicino al cuore e ai polmoni. Morirà dopo una settimana di agonia, il 9 febbraio successivo. L’intervento che verrà tentato d’urgenza dai medici dell’ospedale torinese delle Molinette non riuscirà a salvargli la vita.
Nello scontro a fuoco veniva ferito, al braccio sinistro e alla mano destra, anche il collega di Rosano, il commissario Fabrizio Gallotti, di 38, assegnato all’Ufficio politico. Mentre i malviventi fuggivano. Il funerale, l’11 febbraio, sarà estremamente partecipato. Il 16 febbraio 1979 la vittima verrà insignita della medaglia d’oro al valor civile alla memoria proprio per l’estremo sacrificio. Rosano aveva svolto il tirocinio, dal 20 maggio 1976, nella Squadra mobile, sempre all’ombra della Mole Antonelliana, ed era passato “di ruolo” da qualche mese. Quattro dei cinque sicari - sulla testa di ciascuno dei quali, dal 12 febbraio, penderà la taglia di 50 milioni di lire - verranno uccisi nella sparatoria con i carabinieri che si consumerà a Porto San Giorgio, in quel di Ascoli Piceno, il 18 maggio di quel 1977 (nella foto, particolare, la notizia riportata sul quotidiano torinese "La Stampa", del 18 maggio di quel 1977).
Pioggia di piombo che lascerà a terra anche due esponenti dell’Arma. Ovvero Alfredo Beni, appuntato della locale stazione della Benemerita, di Fiuminata, nel maceratese, di 46, e Sergio Piermanni, maresciallo comandante del Nucleo radiomobile di Fermo, di 37 anni, di Ascoli Piceno. Mentre il capitano Rosario Aiosa rimaneva ferito. I cadaveri dei fuggiaschi saranno di: Rosario Condorelli, capoclan, anche lui scappato dal carcere, il già menzionato Santonocito, Giovanni De Luca, Domenico Di Renzo. Il quinto, Calcedonio Condorelli, cugino di Rosario, verrà preso prima, l’11 marzo ’77, a Torino, in via Michele Buniva, sotto casa di una sua “amica”.
