Applausi, cori e tanti selfie: il ritorno di Insigne è da star

L’attaccante si scalda durante la partita ma alla fine resta in panchina: esordio-bis rinviato
PESCARA. L’effetto-Insigne, con tutto l’entusiasmo che ha generato nei giorni scorsi, non è bastato al Pescara per agguantare quei punti che servirebbero a staccarsi dall’ultimo posto. Quasi quattordici anni dopo, Lorenzo Insigne, pur non giocando, ha comunque rimesso piede allo stadio Adriatico - Cornacchia di Pescara. Con addosso una maglia biancazzurra diversa nella fattura, ma con lo stesso numero 11.Quel numero che aveva fatto sognare i tifosi del Pescara e disperare i difensori delle squadre avversarie in quella stagione (2011-2012) targata Zeman, coronata con la promozione in serie A. Molti sono arrivati allo stadio, ieri pomeriggio, quasi per verificare che fosse tutto vero, che l’altalena di emozioni dell’ultima settimana non fosse frutto di una suggestione collettiva.
Poco prima delle quattro, all’arrivo del pullman del Pescara scortato dalla polizia, tre bambini aspettano con pazienza che scenda proprio lo scugnizzo partenopeo per strappargli un autografo. La realtà del campionato è durissima per il Delfino, è risaputo, tanto che dopo il vantaggio del Mantova, dopo un quarto d’ora, Giorgio Gorgone manda a scaldarsi il campione napoletano nella zona del calcio d’angolo, sottola curvanord. Un black out di pochi secondi anticipa una leggera pioggia. Un check al Vartiene in ansia il popolo biancazzurro fino al gol funambolico del primo pareggio di Caligara. E Insigne torna ad accomodarsi in panchina, dopo essersi voltato verso la tribuna Majella per salutare gli amici, la moglie Jenny e i figli. Il secondo tempo scorre nervosamente. Gli spettatori, con un occhio al campo e l’altro verso la panchina del Pescara, come moderni aruspici cercano di interpretare i segni, quei gesti che possano far capire che è arrivato finalmente il momento per il numero11ditogliersi la tuta. Ma il campo dice altro. Un gol annullato al Pescara dopo l’ennesima revisione al Var, e i biancazzurri devono rincorrere ancora gli avversari dopo la doppietta virgiliana di Ruocco. Per Insigne le opzioni per il secondo debutto in biancazzurro si riducono fino a svanire.
Entra invece Brugman, l’altro ex accolto con un’ovazione. Lorenzo “il Magnifico” si alza diverse volte, non per scaldarsi ma per incoraggiare i compagni chiamati ad entrare, Okwonkwo in particolare. Uno scambio di opinioni con Testini, il vice di Gorgone espulso per proteste, e di nuovo giù, sprofondato nel suo posto tra le riserve. I tifosi biancazzurri, alla fine borbottano per il risultato e per il Var, ma hanno in serbo ancora un po’ di speranza. Insigne fa sul serio e resta in campo, dopo il fischio finale, ad allenarsi con uno dei preparatori. Dagli spogliatoi sbuca tra gli ultimi. Lorenzo ha i lineamenti del viso un po’ tirati ma quando alcuni ragazzini gli chiedono un selfie, si concede volentieri e sorride. Ad attenderlo, in un suv guidato da un amico, ci sono i figli con lo stesso sguardo vispo del papà che supera anche i vetri oscurati. In un attimo spariscono. L’applauso per l’ultimo dei romantici è solo rinviato.

