Cruciani fuori dal coro: «Insigne? Temo che non sia decisivo»

I dubbi sul ritorno di “Lorenzo il Magnifico” in biancazzurro. E su Sebastiani: «Uomo solo al comando, come Lotito»
PESCARA. «Insigne? Ho paura che non sarà decisivo». A Pescara, mentre la città, dopo l’ufficializzazione di ieri, impazza di gioia e rispolvera dagli armadi la maglietta numero 11 della stagione 2011-2012, quella di “Lorenzo il Magnifico” negli anni dei miracoli sotto la guida di Zeman, Giuseppe Cruciani, come al solito, va controcorrente. Il noto speaker radiofonico e conduttore della Zanzara è scettico. Con le sue parole loda “Lo scugnizzo” ma allo stesso tempo placa l’entusiasmo della tifoseria. Non è convinto della “scelta di cuore” professata dal presidente Sebastiani e accolta dai tifosi come il “sogno che diventa realtà”.
Cruciani, in che senso ha paura che Insigne non possa essere decisivo?
«Nel senso che non lo vedo adatto a battagliare sui campi difficili come quelli della serie B. Bisogna valutare prima di tutto come sta fisicamente e come impatterà nel campionato. Ma non lo vedo adatto, tutto qua».
E dove lo vedrebbe bene?
«Paradossalmente, credo sia più adatto a calcare ancora i campi di serie A. Dove magari i giocatori non al top della forma fisica ma tecnicamente ancora ad alti livelli possono fare la differenza. Insigne è così».
In serie A aveva ancora mercato, ma ha scelto Pescara.
«Sì. Conosco bene il suo procuratore Andrea D’Amico».
E cosa gli ha raccontato?
«So che la Lazio l’ha cercato tramite Sarri, poi un po’ per l’età un po’ per la scelta di virare su altri profili è saltata la trattativa. So che ha parlato con il Parma a inizio mercato e so che il Napoli ha avuto l’idea, ma niente di più».
E della scelta di tornare in biancazzurro ne avete parlato?
«Sì. È stata una decisione del calciatore. Ma non mi piacciono le etichette e non credo che sia una scelta di cuore come dicono tutti».
Cioè?
«Siamo sicuri che se avesse avuto una proposta più alta avrebbe accettato comunque? O se ci avesse puntato una squadra di aerie A? Io più che di cuore credo sia una scelta di immagine guidata in primis da Sebastiani. Lui è di Napoli, tifoso del Napoli: scelta di cuore mi sembra esagerato».
Sì, ma Insigne è legato a Pescara. Ci sarà stato anche un richiamo di affetto verso la città...
«Assolutamente, questo è innegabile. Il Pescara l’ha lanciato nel calcio dei grandi e ha regalato al mondo un giocatore fenomenale. Ma ripeto, rimango scettico. Nel mondo del calcio c’è sempre qualcosa dietro le trattative».
Non potrà aiutare la squadra?
«Ma sì, sicuramente darà un importante contributo. Ma non credo possa essere decisivo, tutto qui. Andrà valutato passo dopo passo. So che si è allenato negli ultimi mesi, ma è anche vero che l’ultima partita l’ha giocata a giugno. Questo incide nella stagione. Però voglio chiarire una cosa».
Dica.
«Insigne è un giocatore fortissimo e voglio bene a Pescara. Mi dispiace vederla ultima in classifica e sono fiducioso che le cose cambieranno. Pescara è una piazza importante. Ha la tradizione di una squadra che galleggia tra la serie A e la B. Quello è il posto naturale del Pescara, la serie B con qualche incursione in serie A. Certamente non è una squadra da C per il bacino di utenza e per la tifoseria. Sostanzialmente parliamo di una piazza che rappresenta l’Abruzzo. Una regione importante dell’Italia. Cioè se c’è l’Empoli che va in serie A, e che ha è un bacino molto inferiore, non capisco perché non possa andarci anche il Pescara».
Molti dicono sia un problema di società, i tifosi se la prendono spesso con Sebastiani.
«Ma questo mi sembra assurdo. Sebastiani sono più di dieci anni che gestisce e tiene in piedi la società, portando anche risultati. Negli ultimi anni c’è lo spettro della C che è difficile da gestire ma Sebastiani è un presidente che fa una politica oculata. Il Pescara deve puntare a fare player trading: comprare o formare giocatori giovani e rivenderli a buon prezzo. Come ha fatto ora con Dagasso. Poi, come ho già detto, deve provare a conservare la Serie B, anche se il campo è il campo e non si scappa. Insigne deve provare a fare anche questo, dare uno scossone in campo. Un po’ come quando una squadra cambia allenatore».
Parlando di Insigne e di allenatori, se lo ricorda quel Pescara di Zeman?
«Sì, chi non se lo ricorda? Fu un Pescara bellissimo da vedere e soprattutto emozionante, adrenalinico. Una squadra giovane che ha dimostrato di saper fare un grande calcio. Ha formato giocatori che sono diventati la colonna portante della nazionale e del calcio in generale. Anche se devo ammettere che, oltre a essere tifoso della Lazio, il Pescara che preferisco è quello di Galeone».
Quello fu un Pescara immenso.
«Sì, la cavalcata della stagione ’86-87 è una delle pagine più belle del calcio italiano. Ricordo bene Stefano Rebonato e tutti i gol messi a segno quell’anno. E ricordo bene quell’armata di campioni guidata da Galeone, grande rivoluzionario del pallone e uomo eccezionale. Alla notizia della sua scomparsa ci sono rimasto. Poi, più recenti, ho anche ricordi nitidi di Pescara-Juventus finita 5-1 ad inizio anni ’90. Vedere una piccola squadra battere la Juve è sempre impressionante. Ma mi sembra che quella non fu l’unica impresa di quegli anni».
E dell’ultimo Pescara che ha raggiunto la serie B con Silvio Baldini?
«Devo dire che l’anno scorso non sono riuscito a seguire moltissimo, ma sono stato contento anche per Baldini che è un vero uomo di calcio. Sicuramente ci sarà stata una festa enorme in piazza Salotto, come ricordo anche nell’ultima promozione in serie A. Pescara è una città viscerale che vive e respira il calcio quasi come Napoli oserei dire. Dimostra sempre di essere una grande piazza, sia nei momenti di felicità che in quelli di sconforto».
Lei ha detto che è tifoso della Lazio. Ieri i tifosi, per protesta contro la società, hanno disertato lo stadio per la partita contro il Genoa. C’erano poco più di mille spettatori. Che ne pensa?
«Sono del parere che è giusto protestare, anzi, i tifosi hanno il diritto di protestare se secondo loro le cose non vanno bene. Ma è anche giusto che il proprietario di una società, in questo caso Lotito, gestisca gli affari come meglio crede».
E secondo lei come viene gestita? Bene o male?
«Non mi voglio sbilanciare, non posso essere contento, ma non sarò nemmeno tra quelli che dicono che Lotito se ne deve andare. Non me ne frega niente. Capisco che vendere una società è complicato e soprattutto non è che uno vende perché lo vogliono i tifosi. Un proprietario vende quando non si sente più in grado di gestire, quando pensa che il suo tempo è finito, quando si è stancato o per mille motivi, ma non si può costringere un presidente a vendere la società. Sicuramente nella Lazio ci sono state delle situazioni di mala gestione».
Tipo?
«La questione del mercato bloccato, i continui screzi tra il presidente e i tifosi, le uscite non proprio consone e sicuramente la gestione della vicenda Romagnoli»
Che ne pensa?
«Che è allucinante. Un giocatore così importante per la squadra, per l’allenatore e per i tifosi che ti chiede più volte il rinnovo del contratto, tu non l’ascolti. Poi quando sceglie di andarsene prima gli dici di sì e poi blocchi la cessione. Questo è il sintomo che c’è davvero tanta confusione all’interno dell’ambiente biancoceleste. Ma sono questioni che riguardano la mancata strutturazione della società come una società diciamo moderna, contemporanea.
Pensa che a Pescara, date le contestazioni degli ultimi anni, possa scatenarsi una disputa tra società e tifosi come è accaduto, e accade, alla Lazio?
«Non saprei. Non conosco a fondo la situazione societaria del Pescara. Ma credo fortemente che Sebastiani, che è un uomo solo al comando proprio come Lotito, abbia il quadro preciso di come vanno le cose. È una persona intelligente e tiene in piedi la baracca. Basta questo».
Parlando sempre di cosa è lecito e cosa no, dopo i recenti disordini avvenuti tra i tifosi della Roma e quelli della Fiorentina o tra gli ultrà laziali e napoletani, il Viminale ha deciso di vietare le trasferte fino alla fine del campionato ai supporter delle squadre in questione. Un suo parere?
«Bisogna prima di tutto condannare e denunciare queste follie ultrà, ma per me la responsabilità rimane individuale».
Quindi è sbagliato vietare le trasferte a tutti i tifosi?
«Sì. Ma capisco, da un certo punto di vista, la visione del Viminale. Prendere questo tipo di decisioni vuol dire estirpare il problema alla radice ed eliminare le frange più violente delle tifoserie. Anche se poi, se uno vuole, si incontra lo stesso e si picchia lo stesso, quindi direi che questo tipo di restrizioni sono la dimostrazione di una politica fallimentare degli anni precedenti. Che senso ha fare la tessera del tifoso o il Daspo se poi si vieta a tutti, anche a chi non centra nulla, di andare allo stadio? Non so. Sicuramente è un argomento difficile ma io sono sempre stato contro le punizioni collettive».
Lei allo stadio ci va?
«Poco».
L’ultima volta all’Adriatico?
«Non ricordo. In realtà seguo sempre meno il calcio. Anche quest’anno avevo visto che era la squadra era partita discretamente... poi ci si è messa la sfortuna».
Il Pescara si salverà?
«Se guardiamo i sondaggi ha il 30% di possibilità. Vedremo, ci spero».

