31 gennaio

Oggi, ma nel 1896, a La Canea, sull’isola greca di Creta, in concomitanza con la rivolta dei cristiani contro l’oppressione ottomana, che risaliva al 1669, arrivavano i soccorsi umanitari inviati dal IV governo presieduto da Francesco Crispi mediante l’ariete torpediniere "Etna" della regia Marina militare, comandato dal capitano di vascello Giovanni Giorello, con a disposizione la compagnia da sbarco necessaria per assicurare la protezione al consolato tricolore. Ed anche per tentare la via della pacificazione. Si configurava come una sorta di missione Onu ante litteram che avrà a Candia il suo fulcro. Il 2 febbraio arriveranno anche i rinforzi, a bordo della corazzata Re Umberto, agli ordini del capitano di vascello Edoardo Incoronato. Entrambi i contingenti militari di fanti da mar (nella foto, particolare, i valorosi in posa ufficiale di delegazione) cercheranno di dar man forte alle vittime delle razzie operate dalle bande di musulmani. Ma la situazione sarà destinata a peggiorare con la dichiarazione ufficiale di belligeranza della Turchia alla Grecia. Nello scenario orientale sempre più infuocato dall’odio religioso. Che condurrà alla cacciata dei turchi dallo strategico territorio cretese e alla delicata manovra d’instaurazione d'una sorta di fragile alto commissariato, che sarà affidato al principe Giorgio di Grecia, detto “Uncle Goggy”, che molto lentamente accompagnerà l’isola verso l’indipendenza. E la farà scivolare verso l’acquisizione d'una propria forma d'autonomia statuale. Ciò avverrà in uno scacchiere internazionale che, a partire dal 1895 -che era stato di fatto l’ultimo anno di piena detenzione del potere a Creta da parte degli ottomani-, era stato profondamente scosso nelle coscienze non solo dalle agitazioni di fine secolo. Ma soprattutto dai “massacri hamidiani”, in quanto ferocemente commissionati dal sultano della Sublime porta Abdul Hamid II. Che erano cominciati nel 1894 dopo l’indebolimento della potenza di Costantinopoli in seguito alla guerra contro la Russia del 1878. E che degenereranno in una vera e propria pulizia etnica. Che si consumerà dal 1919 al 1923, soprattutto in Anatolia, mietendo 3 milioni di morti, che passerà tristemente alla storia come genocidio degli armeni. Tutta la vicenda dell’aiuto portato dal Belpaese a Creta in quel torno di tempo sarà rievocato nelle 238 pagine del volume, scritto da Emanuela Alberini, intitolato “La Marina italiana a Creta. Il potere marittimo in funzione della politica estera (1896-1899)”, che sarà edito dall’Ufficio storico della Marina, di Roma, nel 1998.

