29 gennaio

Oggi, ma nel 1989, a Bardonecchia, in provincia di Torino, al civico 10 di viale Mario Capuccio, nel borgo vecchio, alle 19,49, Manlio Castellazzo, medico genovese in pensione, di 74 anni, per raptus uccideva, con un colpo di pistola Beretta calibro 6,35 ereditata dal padre indirizzato alla nuca, la moglie Enrica Santini, di 50, e feriva il figlio Francesco, di 19, prendendolo di striscio alla fronte, nel tentativo di eliminarlo. Poi, nel locale scalo ferroviario, tentava il suicidio lanciandosi sotto il treno delle 6.30 del giorno dopo, 30 gennaio, proveniente da Modane, ma di fatto quasi fermo, riuscendo a rimediare solo il trauma cranico giudicato dai sanitari dell’ospedale torinese delle Molinette guaribile in un mese (nella foto, particolare, la notizia riportata sul quotidiano torinese “La Stampa”, del 31 gennaio di quel 1989, a firma di Beppe Minello).
La vittima, che Castellazzo aveva sposata 19 anni addietro dopo aver ottenuto il divorzio che aveva posto fine alle prime nozze, e il ragazzo vivevano stabilmente in quel condominio residenziale da 56 alloggi da dieci anni. Verosimilmente per allontanare il ragazzo dalle frenesie della più caotica esistenza genovese. Mentre il dottore risiedeva nella Città della lanterna dove esercitava ancora, nello studio di via Ottavio Assarotti, dopo aver chiuso quello da fisioterapista di via Roma. Raggiungeva la rinomata località sciistica a 1312 metri sul livello del mare un paio di volte al mese proprio per far visita ai congiunti. Su un foglio del ricettario medico aveva annotato un elenco di elucubrazioni mentali, risalenti alle 11 ore precedenti, che, presumibilmente, lo avrebbero spinto a compiere la mattanza della sua famiglia.
Dal buco dell’ozono all’aria inquinata, dai cibi non sani alle cattive notizie riportate quotidianamente da giornali e televisione, dai galoppanti stravolgimenti sociali alla perdita di valore d’acquisto della lira e al conseguente aumento del costo della vita, fino all’arcaica ed apocalittica formula sulla supposta fine del creato di origine basso-medievale del «Mille e non più Mille» attribuita addirittura a Gesù Cristo. Richiamata, non a caso, a 11 mesi dall’arrivo degli anni ’90. Sostanzialmente l’uxoricida aveva deciso, di sua sola iniziativa, anche in considerazione dell’età avanzata e della scottante delusione professionale, di «precauzionare» -aveva vergato proprio questo termine- la consorte e l’erede da un mondo che disapprovava crescentemente. Non verrà neppure sottoposto a processo, ma finirà direttamente nel manicomio criminale di Castiglione delle Stiviere, in quel di Mantova, poiché giudicato in base alla perizia psichiatrica come totalmente incapace d’intendere e di volere.

