INSIGNE, UNA CARRIERA A GIRO

L’editoriale del nostro direttore sul ritorno di Lorenzo Insigne a Pescara
Nei tempi moderni lo hanno fatto in pochi. Sei stato azzurro, hai vinto un europeo, hai vinto due coppe Italia, hai partecipato a un campionato del mondo. E poi - quando potresti tranquillamente fare il santo, il nababbo o il guru - decidi di rimetterti in gioco senza rete. Lo fai prendendo la parte scomoda, rischiando qualcosa nell’alchimia perfetta della tua carriera: andare in B, tornare da dove sei partito, e andarci quando la tua squadra è alle porte dell’inferno: ultima in classifica. Se non riuscirai nell’impresa, i citrulli rideranno di te.
Ecco, siccome le carriere sono fatte di gesti atletici e di scelte, questo è il più bello, il più beffardo e stupefacente dei tiri a giro di Lorenzo Insigne. La traiettoria sembra già segnata, e invece la parabola disegna un colpo gobbo, la sorpresa che cambia il verso del destino. In apparenza è una storia di calcio, ma in realtà è una lezione di carattere. E mi viene in mente quello che diceva Rita Levi Montalcini: «La testa. C’è chi l’abbassa, chi la nasconde e chi la perde. Io preferisco chi la usa».

