1° febbraio

Oggi, ma nel 1908, a Lisbona, in Portogallo, in piazza Terreiro do Paço, futura Praça do Comércio, i due attivisti repubblicani Alfredo Luis da Costa, di 25 anni, editore e pubblicista, nativo di Castro Verde, e Manuel dos Reis da Silva Buíça, di 33, insegnante di scuola, originario di Vinhais, assassinavano, a colpi di rivoltella Browning e di fucile Winchester modello 1907, il re Carlo I, di 44, primogenito di Maria Pia di Savoia, a sua volta seconda figlia del primo sovrano d’Italia Vittorio Emanuele II. Nell’agguato letale periva anche il principe ereditario Luigi Filippo, di 20. Le vittime erano a bordo della carrozza scoperta che conduceva la famiglia reale, di ritorno da Vila Viçosa, residenza secondaria già dimora dei duchi di Braganza dal 1501, al Palazzo das Necessidades, moderno fulcro dell’amministrazione. Il piano dei rivoltosi (nella foto, particolare, eternati in uno stencil inneggiante all’anarchia apposto su un muro nel luogo del regicidio in contraltare alla targa ufficiale commemorativa del fatto di sangue, vicino a Rua do Arsenal), appartenenti alla Carboneria, era quello di abbattere anche il primo ministro João Franco Ferreira Pinto Castelo-Branco, che però era in ufficio, per favorire l’ascesa al potere del terzogenito, ovvero il secondo in linea di successione al trono portoghese, Manuele, di 18, che veniva pure ferito al braccio. La regina consorte, la francese Maria Amelia d’Orléans, di 43, invece, rimaneva illesa. I sicari, che agivano dopo una profonda crisi sociale che Carlo I cercava di comporre con misure moralizzatrici, venivano giustiziati sul posto dai componenti della guardia regia. Il duplice omicidio scatenava non poche ripercussioni politiche tra le teste coronate alla guida delle principali monarchie europee. Ovviamente nel Belpaese la ripercussione era massima. Anche perché Maria Pia, che aveva iniziato il suo ruolo di regina madre il 19 ottobre 1889 -giorno di contestuale ascesa al comando di Carlo I- accuserà pesanti ripercussioni e inizierà a dare quei sintomi di squilibrio che la condurranno al decesso, il 5 luglio 1911, a 64 anni, in esilio, nella tenuta di caccia savoiarda di Stupinigi, unica frazione di Nichelino, in quel di Torino, capolavoro architettonico di Filippo Juvarra. Manuele, “O Desventurado”, come verrà appellato, potrà regnare da quell’1 febbraio 1908 solo fino al 5 ottobre 1910, quando il colpo di Stato instaurerà la Repubblica. E molto allegoricamente bombarderà il già menzionato Palazzo das Necessidades. L’esperienza repubblicana sarà a sua volta decapitata da un altro golpe, quello del 28 maggio 1926. Che imporrà la dittatura militare con al comando il generale Manuel Gomes da Costa, presidente del Portogallo dal 29 giugno di quel 1926.
