Vasto

Bimbi nel bosco, il corteo della solidarietà: «Basta, riportateli a casa»

8 Marzo 2026

In un centinaio davanti alla casa famiglia. Nathan incontra i figli nella struttura, incognita su quando avverrà il loro trasferimento. I legali verso il reclamo

VASTO. Riconoscere i propri errori, fare un passo indietro e ricongiungere i Trevallion. Perché «le famiglie si aiutano, non si distruggono». È questa la richiesta, diretta alla magistratura, che si alza a gran voce dal corteo di solidarietà che ieri ha manifestato davanti all’ingresso della casa famiglia di Vasto, la stessa che appena 24 ore prima ha visto Catherine Birmingham abbandonare la struttura, per sempre. L’ordinanza del tribunale per i minorenni dell’Aquila non dà scampo ad alternative, dopo di lei saranno i tre bimbi a lasciare la struttura per essere trasferiti in una nuova. Forse già nella giornata di oggi, anche se sulla località non c’è alcuna certezza (alcune fonti dicono che potrebbe essere nel Teramano).

La scelta di allontanare Catherine, arrivata a seguito della relazione della struttura protetta in cui si segnala «l’impossibilità» di occuparsi della famiglia del bosco per i comportamenti «oppositivi» della madre, ha alimentato ulteriormente la diffidenza nei confronti della casa famiglia. Non solo da parte della politica, ma anche della società civile. Così un centinaio di persone ieri pomeriggio si è presentata davanti all’edificio-simbolo della causa dei Trevallion per esprimere la propria vicinanza alla coppia angloaustraliana. Striscioni, fiaccole accese e un sostegno celebrato anche da un momento di raccoglimento silenzioso, rotto soltanto da una canzone scritta e dedicata proprio per la famiglia del bosco.

Tanti i cittadini comuni che hanno deciso di partecipare dopo gli ultimi sviluppi di una vicenda che non li riguarda direttamente. Con loro, ci sono anche volti noti che in questa storia hanno un ruolo, più o meno importante. In prima fila c’è Leonora Carusi, la figlia della “Casetta di Nonna Gemma” che è stata offerta in comodato d’uso a Nathan e Catherine per rispondere alle criticità abitative del piccolo casolare di Palmoli dove fino allo scorso 20 novembre – giorno dell’allontanamento – la famiglia aveva pacificamente vissuto.

Leonora ha portato con sé dei grandi peluche e dei giochi da tavolo. Sono per i bambini. Ma quando prova a suonare al citofono della struttura protetta per consegnarli, non risponde nessuno. «Una parte di me credeva che ci avrebbero aperto, almeno per portare ai piccoli questi giochi. È un peccato, ma noi non perdiamo le speranze di rivedere questi genitori riuniti con i propri figli», spiega Leonora. Intanto, però, il grande orso di peluche rimane davanti al cancello della casa famiglia. Lo stesso accade con la torta portata da Debora Petrucci, una delle organizzatrici della manifestazione. Fa parte del gruppetto di attivisti provenienti da tutta Italia che un mese fa è arrivato in camper per stare vicino alla famiglia. «I giudici dovrebbero ricordarsi che la cosa più importante per i bambini è l’amore dei genitori naturali. Nessuno dovrebbe dimenticarsene mai», dice Petrucci.

Ma l’ondata di solidarietà che si infrange sull’ingresso serrato della struttura protetta arriva anche dal mondo della politica. Tantissime le reazioni che si sono succedute nelle ultime 48 ore, ma tutte a parole. Carola Profeta, attivista Pro vita e responsabile regionale del dipartimento Famiglia per la Lega, è tra le poche che ha deciso di recarsi personalmente sul posto. «Quello che è accaduto è gravissimo», commenta, «l'allontanamento della madre dai figli rappresenta un'ulteriore violenza nei confronti di questa famiglia. Una violenza inaudita e inaccettabile. Che tra l’altro arriva», aggiunge, «proprio mentre sta iniziando la perizia psicologica sui bambini. Tutta questa situazione rischia di avere conseguenze pesanti sull’equilibrio e la salute psicofisica dei bambini».

Per quanto riguarda il fronte giudiziario, i legali della famiglia, Danila Solinas e Marco Femminella, stanno preparando il reclamo contro l’ultima decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila. Una contromossa logica ma che si muove nell’incertezza più totale sul futuro di questi bambini, di cui non si conosce ancora la località della loro prossima “casa”. Le voci di un possibile trasferimento nella struttura protetta di Scerne di Pineto non hanno, almeno per ora, trovato riscontro. Se fosse vero, però, significherebbe collocare i piccoli a oltre cento chilometri di distanza da dove vive attualmente la famiglia Trevallion.

Ieri mattina il padre è andato a trovare i suoi figli con relativa facilità (da Palmoli sono circa 40 minuti in macchina); se fossero stati nel Teramano, i tempi sarebbero stati come minimo raddoppiati. Ma non è solo il dove saranno mandati questi bambini a rappresentare un interrogativo, anche il quando è un’incognita. L’ordinanza risale a giovedì scorso, e con la giornata di ieri sono già due i giorni passati senza che sia stata data attuazione al provvedimento.

Eccezion fatta, ovviamente, per l’allontanamento di Catherine dalla struttura, avvenuto contestualmente alla notifica del provvedimento. L’impressione è che per effettuare il prelievo dei minori – che, come scritto nell’ordinanza, avverrà con «l’ausilio della forza pubblica» – si stia aspettando che la pressione mediatica si abbassi. Ma il rischio è che si dovrà attendere a lungo, perché l’interesse degli italiani sembra lontano dall’essere sul punto di calare. Basti pensare che Matteo Salvini ha annunciato che la settimana prossima sarà qui in Abruzzo per conoscere i Trevallion.

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